Silenzio! La voce riprende.

Era un'alba di primavera: il primo apparire della luce sulla terra dormente e silenziosa mentre le stelle impallidivano in cielo. Ella moriva, e tutt'intorno risuonavano le nenie ed i lamenti. Perchè piangevano? La gioia rientrava in lei a misura che l'istante si avvicinava, e quando il primo raggio di sole lampeggiò come una spada, l'anima sciolse il suo volo. Pura, gioconda, libera, volava incontro al sole. Nelle chiarezze diafane, nelle luminosità iridescenti, le anime volano eternamente, in cerca delle anime predestinate. Quando s'incontrano, inni di trionfo risuonano per l'etere, echeggiano pei cieli profondi…. «Vieni dove io ti aspetto, dove t'aspetta il gaudio, dove ogni brama è paga. Ascolti tu queste voci?…» Dolci, teneri, soavi, dei sussurri si levano intorno. Sono le anime amanti, le disposate anime, che si dicono eterne cose. «Impara questo linguaggio; che tu mi comprenda, che tu mi risponda. In alto! in alto! in alto!…» . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

La porta aerea è dischiusa…. Vengo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Questo manoscritto si rinvenne in una cella del monastero dei Benedettini di Catania, il giorno che un tedesco lì ospitato e affetto da una mite pazzia, fu trovato cadavere informe sulla spianata del campanile, dove la sua caduta dall'alto della cupola era stata arrestata.

LA MORTA.

I.

…. Che cosa fare delle lettere d'amore prima di morire? Ogni altra carta può legarsi agli eredi; essi custodiranno certamente le importanti, e le inutili saranno distrutte. Ma che cosa faranno delle lettere d'amore, quando la persona a cui furono dirette è spirata? Sguardi profani percorreranno indifferentemente, forse con un sarcastico sorriso, quelle linee che già fecero battere più forte un cuore ora spento. Il secreto di quel cuore sarà profanato!… Da un'altra parte, come rassegnarsi a distruggere con le proprie mani quei documenti in cui è la prova che si è vissuto? Non sarebbe un morire più presto?… Ricchezza inestimabile agli occhi di chi le possiede, quelle carte perdono ogni valore per tutti gli altri, simili in questo ai tesori di certe leggende diaboliche che si convertono a un tratto in un mucchio di sassi e di cenere… Che cosa fare delle lettere d'amore prima di morire?…

Seduto al suo scrittoio, col gomito appoggiato alla cassetta dischiusa e la testa nella mano, Roberto Berni si rivolgeva da un'ora quella domanda. Le sue lettere erano lì, riunite in piccoli fasci sui quali erano tracciati dei segni convenzionali, ancora tutte odoranti d'un profumo indefinibile di cui la cassetta era impregnata. Ed a quel profumo, come per virtù d'una magica operazione, una figura sorgeva dinanzi a Roberto, così viva, così presente, come se il tempo e la morte non si fossero frapposti, come se una nuova vita non fosse cominciata per lui. A momenti, egli stendeva la mano per prendere qualcuna di quelle lettere: poi si arrestava, in preda ad uno scrupolo. Il ritratto di sua moglie nell'antica cornice di bronzo lo guardava coi begli occhi sereni, ed egli sentiva il sangue colorargli le guancie dinanzi alla fermezza di quello sguardo. Gli pareva che quel ritratto si sarebbe animato se egli si fosse deciso ad aprire una di quelle lettere, se egli avesse finalmente ceduto all'imperiosa tentazione di evocare una storia di cui aveva lì davanti le uniche testimonianze…. Le uniche, no. Ve n'era un altro, dei ritratti, in fondo alla cassetta, sotto il fascio delle lettere; un altro che egli non aveva rivisto da anni e che ora lo chiamava, lo attirava con la prepotenza di una nostalgia. Perchè non lo avrebbe rivisto?… Perchè sarebbe stata una colpa!… Gli risuonava ancora all'orecchio l'accento teneramente malfermo con cui, un poco prima, sua moglie gli aveva annunciato che le sue speranze si confermavano, che la loro unione sarebbe resa fra breve più intima dal più tenero e dal più indissolubile dei legami. Provava ancora sulle labbra la freschezza della fronte di lei, su cui aveva stampato, in premio della lieta novella, un lunghissimo bacio. La sentiva ancora discutere gravemente sulla scelta di un nome per la loro bambina—sarebbe stata una bambina, la desiderava tanto! egli non se ne sarebbe avuto a male? gli uomini sogliono preferire i maschietti!…—E come ella era andata via a comunicare la notizia alla mamma, rovesciato sopra un divano, cogli occhi socchiusi, egli s'era sentito travolgere da un turbine di idee e d'imagini.

Vi è una specie di stratificazione dei sentimenti, come vi è una stratificazione dei terreni di cui si costituisce la crosta del globo; il cataclisma che mette a nudo le formazioni preistoriche trova il suo riscontro nelle crisi della coscienza che sollevano l'antico fondo sepolto sotto le impressioni di più fresca data. Uno sconvolgimento di questo genere era quello operatosi in Roberto Berni; soltanto, esso non era dovuto ad un urto repentino e violento. Insensibilmente, a propria insaputa, un movimento di reazione interiore lo aveva rivolto dalla presente adorabile realtà ad una lontana, tormentosa memoria. Per la prima volta dopo tanto volger di tempo, dimenticando tutto ciò che lo circondava, strappandosi alla sua fantasticheria, egli aveva osato di rivedere le reliquie della sua giovinezza, di rimescolare gli avanzi di una storia finita in una tomba precocemente ed improvvisamente dischiusa. Ora, nel contrasto fra il bisogno di evocare in tutti i suoi particolari quel passato in cui aveva lasciato tanta parte di sè, e il dovere che egli sentiva incombergli di dimenticarlo, il ritratto di sua moglie, su cui i suoi sguardi erano inchiodati, si sbiadiva, si confondeva, si cancellava, e sugli scomposti lineamenti un'altra figura si disegnava, più precisa, più netta, più attraente: la figura della Morta…. Egli non aveva più bisogno di cercare l'altro ritratto: la vedeva come se l'avesse dinanzi! Sua moglie non lo guardava più, non avrebbe potuto più rimproverarlo col suo immobile sguardo! E, risolutamente, dimenticando tutti i suoi scrupoli, Roberto Berni disciolse uno dei fasci di carte.

Per il primo, un telegramma gli cadde sotto gli occhi, un telegramma di città dal grosso carattere nero, così fresco come se fosse arrivato soltanto il giorno innanzi, «105 2000 3 24 B.» Degli anni erano passati, mille altre vicende avevano lasciato le loro traccie nel suo cuore e nella sua mente; ma l'impressione di angosciosa inquietudine destata da quel telegramma si rinnovava, e così scuotente come la prima volta…. Aveva egli ben letto? Il convenzionale cifrario era stato bene interpretato? «Domani, nell'ora e nel luogo consueti, a qualunque costo, per un affare grave…» Che cosa voleva dire?… E ad un tratto egli si rivedeva sulla strada maestra del villaggio, trascinato al trotto serrato della carrozza che s'avviava verso la villa del conte Des Fayolles; vedeva il paesaggio sfilargli rapidamente dinanzi senza più distinguerne le particolarità che, nella frequenza di quelle gite, gli si erano stampate nella memoria e con la loro successione prevista gli indicavano l'avvicinarsi della meta sospirata. Ora i cavalli si erano messi al passo nella ripida salita serpeggiante per il versante della collina, e un'impazienza tormentosa s'impadroniva di lui.—Sferza! più presto!—I cavalli acceleravano il passo un istante, col collo teso, faticosamente; poi si abbattevano, lasciavano pendere la testa, bianchi di sudore sotto la pioggia di fuoco di quel pomeriggio d'agosto. Cogli occhi, con la forza del pensiero egli spingeva la carrozza, cercava di farsi più leggiero sui cuscini scottanti, metteva ad ogni istante il capo allo sportello, battendo i piedi, torcendosi le dita, con un'angoscia crescente all'idea dell'ignoto pericolo che gli sovrastava, che le sovrastava…. Uno schioccar della frusta, ed il trotto riprendeva, più serrato, al cessare dell'erta. La pieve di S. Lorenzo…. il Belvedere… il crocevia della Pineta…. Finalmente! Egli saltava dalla carrozza non ancora ben ferma e spariva per la viottola sassosa, incassata fra gli alti muri da cui sporgevano l'edera e i rovi. Ah! la porticina del parco!… Ella era lì, pallida, tremante… lo afferrava con una mano, mentre portava con l'altra un fazzoletto alla bocca….—Che è stato? In nome di Dio, che è stato?…—Ella non poteva parlare, in preda a un moto convulsivo, che dal petto le saliva alla gola, soffocandola; pure trovava la forza di toglierlo di lì, dove potevano essere scorti, e di trascinarlo verso lo chalet nascosto dietro la cinta delle araucarie e dei cedri del Libano. Lo chalet! l'angolo più remoto e silenzioso del parco! il paradiso terrestre! il luogo verso cui sempre volava il suo pensiero, sulle ali del desiderio! il testimonio di una felicità che egli aveva sperato inesauribile!…—Ma che cosa era dunque successo?…—Inginocchiata sul tappeto di stuoia, con le braccia distese verso di lui, ella balbettava disperatamente: È finita! È finita!…—Come? perchè? chi poteva avere la forza di opporsi al loro amore, di sciogliere i loro corpi da una stretta come quella che ora li avvinceva, faccia a faccia, tremanti, ansiosi, smarriti?…—Mio marito….—Ebbene?…—Ha tutto scoperto….—Non è che questo?—E parte, domani! gli ordini sono dati, tutto è disposto…. Egli torna in Bretagna, comprendi?… torna nelle lande delle Fayolles, a migliaia di leghe da qui…—Repentinamente, egli si era disciolto da quella stretta.—E tu lo segui?—O Roberto, che fare?…—Infatti!…—Ora egli passeggiava per la stanza, in preda ad una cupa concitazione; uno sgabellino di bambù lo fece inciampare; afferrarlo e spezzarlo fu tutt'uno.—O Roberto—supplicava lei, accasciandosi—dici tu come fare! Come resistere a quella volontà di ferro? Io ho paura di quell'uomo, Roberto; come resistergli?…—Come? Lasciandolo! venendo via con me, oggi, ora, sull'istante, per la porticina che mi hai dischiusa, nella carrozza che mi ha condotto fin qui; venendo con me per sempre, mettendo una fine a questa vita di palpiti, di angoscie, di separazione, a questa morte lenta e continua; venendo con me per realizzare il paradiso in terra, il paradiso vero, il paradiso eterno; venendo via con me perchè tu sei mia e nessuno può avere la forza di strapparti da me…—Sì, sì….—Ella si trascinava verso di lui, lo afferrava alle ginocchia, rifugiando nel suo lo sguardo impaurito.—Sì, sì!… portami via… quell'uomo mi ucciderà!… Portami via con te…. Ah! mia figlia….