E cadde di nuovo per terra. Egli le si era inginocchiato vicino, sorreggendole la testa.—Ebbene, tua figlia? Non sei tu già separata da lei?…—Ma egli la farà morire! me lo ha detto!… Se io non lo seguo egli la farà morire!… No, Roberto; non fra le sue mani la creatura mia!…—Allora?… Era proprio finita? era finita per sempre? Non si sarebbero più rivisti? Non l'avrebbe egli potuta seguire?—Dove? Tu non sai quale vita mi aspetta?…—Non avrebbe almeno potuto provocare quell'uomo, ucciderlo o farsi uccidere?—Non si batterà!—Ammazzarlo a tradimento, ammazzare tutta la sua razza?… Ah, egli delirava! egli perdeva la testa!… Allora, era proprio finita?… E con una forza sovrumana essi si erano avvinghiati l'uno all'altro, così strettamente, così ferocemente come se avessero voluto soffocarsi, come se avessero preferito morire in quel momento se da quel momento non dovevano più rivedersi…. Un rumor di passi sulla ghiaia del lontano viale….—Addio, Roberto… addio….
E poi? Che cosa era poi successo? La cascina, il parco, la porticina, il sentiero, il crocevia della Pineta… egli non ricordava più nulla. Come aveva fatto ad andarsene? Di dove era passato? Si ritrovava dinanzi alla carrozza, senza sapere perchè lo aspettasse, perchè vi prendesse posto. Ma come la frusta aveva sferzato l'aria fischiando e i cavalli si erano mossi, un grido veemente gli era uscito dal petto; «Arresta! Arresta!» E rapidamente, come impazzito, come inseguito, avea ripreso la viottola del parco. Rivederla! Bisognava rivederla! Come era possibile che egli l'avesse lasciata? A costo della propria vita, a costo della vita di entrambi bisognava rivederla, non fosse che un istante…. La porticina era chiusa; ogni sforzo per aprirla riusciva vano. «Bianca!… Bianca!…» Il grido si perdeva nel silenzio afoso del pomeriggio. «Bianca!… Soccorso!…» Tentò di arrampicarsi sul muro, lacerandosi gli abiti, le mani, la faccia. A mezz'altezza, cadde. «Bianca!…» Ebbe ancora la forza di sollevarsi, si avventò di nuovo contro la porticina, vi dette su la testa….
Roberto Berni si era alzato di scatto. I ricordi si succedevano così vivi come se la scena si svolgesse in quello stesso momento. Tutta l'oppressione dei giorni tramontati si rinnovava, da togliergli il respiro, da costringerlo a schiudere la finestra in cerca d'aria….
Così l'aveva perduta! Il domani della separazione fatale, destandosi a casa sua dove il cocchiere lo aveva trasportato fuori dei sensi, un altro telegramma dalla stazione di Bardonecchia gli ripeteva l'ultima sua parola: «Addio!…» E poi, delle lettere rare, ad intervalli sempre più lunghi, ed il tormento di non poterle scrivere, di non poterle far pervenire nulla che le parlasse di lui…. E poi, un silenzio di lunghi e lunghi mesi; e poi, una sera al Circolo, l'annunzio brutale letto nelle Nouvelles et Echos del Gil Blas, fra uno scandalo parigino e la réclame di un nuovo romanzo. «Nous venons d'apprendre la mort de M.^me Bianca des Fayolles, la femme de M. le comte Léopold des Fayolles, dêcédée à son château de Bretagne des suites d'une maladie de coeur»….
Malgrado sapesse a memoria quelle poche parole, Roberto Berni s'avvicinò di nuovo al suo tavolo e con mano tremante rovistò nella cassetta. Il Gil Blas era lì, gualcito, bucato, ingiallito nelle pieghe. «Nous venons d'apprendre….» e come lesse il suo nome, il nome di Bianca, il nome della sua Bianca morta e adorata, scoppiò in pianto dirotto. Con labbra convulse, amaramente e disperatamente, egli chiamava: Bianca! Bianca! Bianca!… e baciava le sue lettere su cui le lacrime cadevano, grosse e roventi. Ora l'imagine di lei non si stampava più sul ritratto di sua moglie, e lo sguardo di costei tornava a fissarsi sereno come prima sul suo. Che cosa voleva? Che cosa pretendeva? Non sapeva che quello era stato il suo amore, il suo primo, il suo grande amore? Era gelosa della morta? Di che cosa era gelosa, se lo aveva tutto per sè? Se qualcuno doveva essere geloso, era la sua povera morta dimenticata, era la sua povera morta sulla cui tomba egli non si era inginocchiato, non aveva pregato, non aveva portato un sol fiore!… No, egli non se n'era scordato!… Il tempo aveva rimarginata la piaga, ma essa ora si riapriva e il sangue ne grondava!… La vita aveva potuto riprenderlo, distrarlo, creargli altre cure; ma la miglior parte di sè era sepolta con lei!… Un'altra donna aveva potuto sorridergli, amarlo e farsi amare; ma il ricordo di Bianca, della sua morta, viveva ancora in lui, sarebbe sempre vissuto, puro, ideale, immortale come una religione . . . . . . . . . . . . . .
Il fruscìo d'una veste. La signora Berni, avvolta in una mantiglia luccicante di jais, le mani nascoste nel manicotto, il cappellino ancora in testa, si avanzava verso il marito, affrettando il suo piccolo passo.
—Roberto, Roberto, hai tu trovato?
Egli non aveva l'aria di intendere.
—No?… È un affare grave! La mamma non vuole assolutamente che si chiami come lei. «Lucia! o dov'è Renzo?…» E rideva! A me non dispiacerebbe, per via dell'affezione, capisci!… Intanto, se sarà un maschietto, le difficoltà sono belle e troncate; si chiamerà Roberto; il più bel santo del calendario!…
E gli passò una mano dietro la testa.