Il signor Tale, sempre più imbarazzato, lascia cadere il discorso; ma la dama riprende:
— Lei non crede al destino?...
Egli risponde borbottando alcune parole che non significano niente.
E' venuto per pochi giorni, e si dispone a partire. Ella gli dice di non andar via così presto, di restare ancora un poco a tenerle compagnia. Egli è invece più che mai risoluto ad andarsene, anche perchè ha da fare. Evita frattanto di trovarsi solo con la dama, [pg!61] parendogli una goffaggine lasciare che ella gli dica cose troppo amabili senza risponderne alcuna.
Non potrebbe costui, osserverà ella, prendere lo stesso tono di costei? No, contessa mia. Come uomo egli è logico, è conseguente. Quella donna non gli piace; dirle cose galanti sarebbe un'ipocrisia. Poi, sempre in virtù della logica, egli pensa anche che, quantunque quella donna non gli piaccia, la via delle galanterie è pericolosa: il maschio che sonnecchia in lui come in ogni uomo potrebbe alfine destarsi.
Ma egli ha fatto i conti senza la dama. Costei, il cui marito è lontano, trova modo di dire, parlando della musica che il Tale adora e che un tempo ella stessa coltivava:
— Mio marito non capisce mai niente...
Un giorno, oltre una siepe fiorita, passeggiando insieme, vedono una coppia di rustici amanti baciarsi.
— Il peccato!... — ella esclama; poi soggiunge: — Ma questa natura, quest'aria, quest'ora!... Quasi peccherebbe ognuno...
Il nostro eroe — per modo di dire! — rivolge allora a sè stesso poche ma sentite parole: «Caro mio, tu sei geloso della fama di Giuseppe il casto!» E allora, non solo per non emulare il casto Giuseppe, ma anche perchè egli soffre realmente dell'innaturale invertimento delle parti, vedendo fare alla donna tante spese di seduzione; allora, ripeto, egli comincia a dire qualche parola galante. Le dice, a proposito della propria partenza contro la quale ella protesta continuamente: