— Venga con me a fare una partita al cerchio.

Invece di andare in giardino, entra in una sala, e ne chiude la finestra.

Ora io non posso chiederle, mia cara amica, che cosa ella avrebbe fatto in una situazione simile, perchè ella è donna; ma se rivolgessi una simile domanda a cento uomini uno dopo l'altro, tutti e cento risponderebbero che, nonostante il dovere dell'ospitalità, se pure quella donna fosse stata, non già lontana padrona dell'ospite, ma sua moglie o sorella, essi difficilmente avrebbero potuto soffocare la voce del dovere sessuale che, per il maschio, è di non lasciar cadere inascoltati gl'incitamenti della femmina. Qualcuno di questi cento uomini, i più ardenti o i meno scrupolosi, avrebbero forse spinto le cose al punto estremo; ma anche i più delicati avrebbero pur dimostrato, e forse loro malgrado, il tormento al quale quella donna li metteva.

E il mio protagonista afferrò per le braccia la dama e le disse che non poteva più partire, che il suo destino dipendeva oramai da lei, anzi che era già segnato.

— Voi non m'avete voluto dire ciò che debbo fare, perchè volete che resti: è vero?

— È vero....

Allora egli le baciò la mano, le baciò il viso, la strinse al cuore: perchè, quantunque da principio non gli piacesse, le parole di lei, la voluttà di tenere stretto al suo quel corpo di donna, l'idea che quella donna voleva essere e sarebbe stata sua, avevano naturalmente prodotto l'immancabile effetto: ora egli la desiderava, la voleva, quasi l'amava... Ella tentava resistere, diceva:

[pg!63] — Lasciatemi! Che cosa vi ho fatto? Nessun uomo mi ha mai trattata così!...

Era naturale che ella dicesse queste cose; ma era ancora più naturale che, uscendo da quel luogo e accompagnandola su, egli la seguisse nella camera di lei.

Stia adesso bene attenta, cara contessa; perchè qui abbiamo la scène à faire della commedia.