Naturalmente, logicamente, egli si sdegna di questo voltafaccia improvviso, e invece di darle la lettera, sul punto di partire, vedendo aperto l'uscio di lei entra un momento per dirle:
— Vi avevo scritto due parole d'addio; guardate che cosa ne faccio!... — E straccia il foglio. E se ne parte.
Ora, contessa mia, se ha già risolto la sciarada del suo giornale e se le avanza ancora un poco di tempo da perdere, mi spieghi un poco questo indovinello.
Che cosa era la dama di cui le ho narrata la condotta? Si trovava veramente la prima volta dinanzi alla possibilità del peccato? Le parole e gli atti con i quali eccitò quell'uomo erano le parole e gli atti di un'ingenua che non sapeva a qual rischio si metteva [pg!65] allettando un uomo, un maschio? La sua ingenuità e la sua inesperienza furono stupite e sdegnate dalla troppo naturale conseguenza della sua condotta? Oppure aveva ella l'abitudine di queste cose, e mutò improvvisamente atteggiamento per paura del parente, degli ospiti, essendosi forse accorta che avevano scoperto quel che avveniva? Gli scrupoli di delicatezza di quell'uomo che non volle essere brutale nel primo convegno — e nell'unico! — furono fuori di luogo e la offesero? Aspettava ella che tutto si fosse compito in quell'unico convegno e fu poi così severa con lui perchè, avendogli perdonato la freddezza dei primi giorni, non gli perdonò che restasse con le mani in mano quando si trovarono soli l'una dinanzi all'altro? Se egli non fosse restato con le mani in mano, sarebbe stato felice? Oppure l'avrebbe vista risollevarsi, sonare il campanello e chiamar gente e metterlo alla porta? Doveva egli dunque lasciar sempre cadere inascoltate, come aveva fatto sul principio, le provocazioni della dama? Se costei si sdegnò contro di lui dopo quel che accadde, non si sarebbe sdegnata di più, anzi non avrebbe riso di lui, vedendolo impassibile agli iterati inviti? O con tutte quelle parole e quegli atti non credeva di invitarlo a niente, tale e quale come se gli avesse parlato della pioggia e del bel tempo?...
Ella vede, cara amica mia, che questo indovinello appartiene al genere dei logogrifi: la serie delle combinazioni che io potrei proporre al suo acume è molto lunga. Tralascio tutte le altre, e sarà già un bel fatto se ella riescirà a risolvere quelle che le ho già sottoposte.
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[FINO A MORIRNE]
Mia cara amica,
Ella non risponde? Chi tace acconsente! E col suo silenzio non mi dice ella veramente che io ho ragione, che la condotta della mia ultima protagonista è proprio una specie di logogrifo, e che la mancanza di logica nella psiche muliebre è quella che produce tali risultati?
Se non m'inganno, se proprio ella non mi ha risposto perchè, rispondendomi, dovrebbe darmi ragione, io voglio ricambiare il suo assenso e darle ragione a mia volta. Queste illogiche creature, queste sfingi viventi ogni parola delle quali è un enimma, non fanno soltanto soffrire gli uomini che le incontrano, ma soffrono esse medesime, prima di essi; soffrono della propria indecisione, dei contrasti della loro natura, delle contraddizioni della loro volontà; ne soffrono acutamente, talvolta fino a morirne. E poichè è inteso che io debba comprovare le mie asserzioni con altrettante parabole, eccole quella che fa al caso presente.