Il momento sperato, previsto, aspettato, al fine arrivò. Don Giovanni s'annoiava, cercava qualche altra cosa. Allora ella gli andò incontro.
Era passato più d'un anno dalla separazione violenta e crudele, ma la piaga della povera donna sanguinava come il primo giorno, quasi che il tempo non fosse trascorso per lei; e se il dolore la mordeva come quel giorno, la speranza che ella aveva educata l'abbandonava ora ad un tratto appena visto quell'uomo. Lontana da lui, il calcolo sul quale aveva fatto assegnamento le era parso sicuro; in cospetto di Don Giovanni ne comprendeva repentinamente l'insania, e riconosceva la fallacia dei propri disegni, e si vedeva irremissibilmente perduta. Nell'istante che il suo sguardo incontrò lo sguardo di Don Giovanni, ella provò l'impressione di chi sta per annegare, e un senso d'ineffabile sgomento e di vergogna, e il bisogno di fuggire, di nascondere a quell'uomo, a quell'estraneo, a quel nemico, la propria debolezza e la propria miseria. Ma, d'improvviso, prima che una sola parola fosse pronunziata, l'ambascia che le serrava il cuore si risolse in una tempesta di lacrime, di singhiozzi, di lamenti soffocati, di convulsivi sospiri: una cosa straziante, capace d'impietosire un cuor di macigno.
Don Giovanni era turbato. Mai più egli avrebbe creduto che, dopo tanto tempo, l'abbandonata soffrisse tanto dell'abbandono; aveva, sì, visto piangere molte [pg!88] donne, ma sapeva che non costa ad esse un gran sforzo versar qualche lacrima. Quante erano parse impazzite, che avevano trovato poi altri conforti? Egli aveva anzi supposto che la Principessa si fosse già consolata, e precisamente quest'idea, più che il rimorso od altro, aveva, dopo la rottura, ridestato in lui con un certo senso di rammarico il ricordo dell'amore disprezzato e respinto. Adesso, dinanzi a quella donna che dopo tanto tempo pareva sul punto di morire strozzata dal pianto, un immenso stupore occupava il suo spirito; a suo dispetto, il contagio della commozione gli s'apprendeva. Quell'infinito dolore era dunque opera sua? Quella donna era diversa dall'altre? O la passione sulla quale ella aveva giurato esisteva realmente?... E non sapendo nè potendo dir altro, egli tentava frattanto, con sommesse parole, di arrestare le lacrime della Principessa; e questa sentiva più forte il bisogno di fuggire, di evitare l'ultima vergogna, l'elemosina della pietà; ma la voce umile e quasi supplichevole di quell'uomo che la teneva per mano, che la chiamava per nome come al tempo antico, fiaccava la sua volontà, dissolveva i suoi propositi, l'abbandonava, cosa vinta ed inerte, nelle braccia di lui, le strappava la confessione delle torture rassegnatamente sofferte, delle speranze secretamente nutrite. E lo stupore di Don Giovanni non aveva più limite. Si soffriva dunque tanto, per amore? L'alterezza d'una donna, se l'amore l'accendeva, si disperdeva al punto da consentire alla felicità d'una rivale? L'amore esisteva dunque realmente, se era una cosa più forte della gelosia, se aveva dato a quella donna l'incredibile virtù d'una simile rinunzia e d'una simile attesa?... E due lacrime spuntarono sulle ciglia di Don Giovanni. La Principessa gli si stecchì tra le braccia. Gettato il capo indietro e guardandolo negli occhi come se gli occhi di lui fossero l'unica cosa visibile, gli disse:
— Tu piangi?... Dunque non mi respingi più?... Dunque non m'odii?... Credi adesso all'amore?... all'amor mio?... M'ami anche tu?...
Egli rispose:
[pg!89] — Sì.
— M'ami d'amore?... Non mi dici così perchè hai paura?... perchè ti faccio pietà?...
— No.
La Principessa avvertì finalmente, dopo più di un anno, l'impressione dell'aria che le vivificava il petto.
— Torneremo dunque, — soggiunse, pianissimo, con l'espressione dell'estasi e quasi sognando, — torneremo come fummo un tempo?...