Don Giovanni non rispose.

Egli aveva da regolare la sua situazione con quell'altra, comprendendo bene che l'abnegazione della Principessa non poteva arrivare fino ad accettar di spartirlo con la rivale. Bisognava dunque liberarsi della nuova amante; e questo che per lui, in altre condizioni, sarebbe stato affare d'un'ora, adesso gli pareva una cosa formidabile. Giacchè la nuova amante, la creatura incostante, licenziosa e decaduta che, come lui, aveva riso di tutto e di tutti, lo amava — i Don Giovanni fanno di questi miracoli — d'un amore non meno intenso, non meno profondo, non meno cieco di quello che gli portava la Principessa. Come la Principessa, ella aveva sofferto vedendo di non poterne ottenere in cambio uno eguale, e tremato all'idea di perdere quel poco che egli poteva darle. Era stata gelosa di lei quando aveva compreso che Don Giovanni ricominciava a ricordarla, ma gli aveva dato ragione, mortificandosi anch'ella per riconoscere la superiorità della rivale; e si era accusata d'indegnità e s'era torturata per non aver più nulla da immolare all'uomo amato affinchè egli credesse a quell'amore... Ma adesso Don Giovanni credeva all'amore, e la paura di procurare alla nuova amante un dolore come quello alla vista del quale egli s'era convertito, gli impediva d'abbandonarla. La Principessa gli aveva tutto sacrificato, e quell'altra, secondo il giudizio del mondo ed il proprio, era una donna perduta; ma, alla luce fattasi in lui, egli vedeva adesso che l'amore non dipende dalle qualità della persona amante nè si misura dai sacrifici che costa. Quelle due donne avevano uguali diritti su lui, [pg!90] ed egli quasi voleva potersi dividere fra loro, come un tempo avrebbe fatto senz'altro; ma poichè ciò gli riusciva impossibile, malediceva sinceramente il fascino che aveva esercitato, l'irresistibile potenza di seduzione della quale altre volte s'era compiaciuto e adesso apprezzava le conseguenze funeste...

La Principessa, sentendo nuovamente fuggire le sue speranze, ricominciò a implorare; ma più egli vedeva l'insanabile acerbità di quella disperazione, più capiva di non poterne cagionare una simile. Supplice ancora, l'antica amante non addusse più in proprio sostegno le prove d'amore che gli aveva date, la rovina che aveva affrontata, l'irreparabile perdita del proprio onore; non accusò di disonore quell'altra.

— Tu sei mio, — supplicò, — per quel che m'hai fatto soffrire.

Quell'altra non soffrirebbe egualmente?

Allora soltanto la Principessa chinò il capo, non trovando nessun argomento da opporre allo scrupolo di Don Giovanni.

Sa ella, invece, che cosa fanno quasi tutte le donne in una condizione simile a quella di costui? Le Donne Giovanne — veramente il loro nome è un altro!... — presumono di tenersi a fianco l'amante abbandonato ed implorante senza sbarazzarsi dell'altro per il quale l'hanno abbandonato! E sono ancora gli uomini, le menti più logiche e gli animi più dignitosi, quelli che non accettano tale situazione, e preferiscono soffocare la propria passione — ma con poco merito, dopo che hanno conosciuto che cosa valgono coteste creature...

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[UN GIGLIO]

Non ho avuto più sue nuove, mia buona amica. L'ha con me? Non credo! Se ella m'ha lasciato dire, senza offendersene, le cose piuttosto vivaci delle quali erano piene certe mie lettere, non avrà potuto sdegnarsi delle ultime anodine narrazioncelle. Starebbe piuttosto preparando una lunga e poderosa confutazione delle mie dottrine? Non credo neppure. Ella ha di meglio da fare! Il silenzio significherebbe invece che s'annoia delle mie lettere, alla lunga? Dovrei dire: «Temo di sì!» Ma ella mi risponderebbe che, così dicendo, darei prova d'una falsa modestia e dimostrerei che false non sono soltanto le donne... Sarebbe ella semplicemente partita per le bagnature, e questa lettera le correrà dietro un pezzo prima di trovarla? Ne saprò presto qualcosa dal mio buon amico Dastri, che torna posdomani.