— Non ho visto la sua fede di nascita; ma, così a occhio e croce, credo che i cinquant'anni debba ancora compirli.

— I quarantacinque però li ha bell'e compiti, eh? Va bene. Da quanto tempo non la vedi?

— Ma, da un bel pezzo... da qualche anno.

— Allora, non sai una cosa: è ingrassata.

— Davvero?

— Non pare impossibile? Quel manico di granata? Ebbene, adesso ha qualche rotondità. Ma il viso sempre affilato come un coltello, le mani nocchiute come quelle d'un uomo, i denti sporgenti e lunghi come quelli di un cavallo; e la stessa sciatteria nelle vesti, la stess'aria di governante a spasso. Appena salgo e mi sento dire: «Bravo!...,» io la riconosco. «Donna Clara!... Scusi, con quel velo!...» Risponde: «Avete ragione!... Dove andate?» Le rispondo che vado a Milano, e chiedo dove va ella stessa. Dice che va a Parigi, ma che si ferma a Milano una giornata. Il treno parte ed io metto a posto la mia valigia. Un momento: Donna Clara non era sola; aveva con sè...

— La solita Betsy.

— Precisamente! Che cosa le fa?

— Le tiene compagnia, suppongo.

[pg!95] — Sarà benissimo. Ma io ti dirò una cosa. Hai visto che Betsy porta sempre, di giorno e di notte, d'estate e d'inverno, a piedi e in carrozza, un sacco in mano? Or bene, costei m'ha sempre fatto l'effetto di quella vecchia che dipingono dietro a Giuditta, col sacco destinato alla testa d'Oloferne...