— Oh! Oh!...

— E' un'idea stravagante; ma è più stravagante quella figura! Lasciamo andare. Dunque s'incomincia a discorrere, di tutto un po'. Da principio la va bene. Poi Donna Clara, al solito, mi fa centomila domande, una sopra l'altra, intorno a tutte le cose dell'universo. Io rispondo del mio meglio. Nota che dopo quarantacinque anni di studio, ella parla sempre quell'orribile francese che sai; aggiungi che io, da mia parte, mastico maluccio l'inglese: tira la somma, e capirai che il divertimento era abbastanza magro. Modena, Reggio, Parma: le stazioni sfilano una dopo l'altra, e sfilano contemporaneamente le domande di Donna Clara. Mio caro, io ho sempre sospettato che quella donna faccia la spia.

— Oh! Oh! Oh!

— Allora, di' tu; che cosa fa? Sentiamo!...

— Ma non lo so!... Quel che fanno le altre, probabilmente nulla!

— Ma le altre non seccano la gente con quell'aria inquisitoria, con quella curiosità importuna, con quegli sguardi indiscreti che vi si ficcano in tasca e vi frugano sotto i panni! Poi, perchè diamine va sempre attorno, da Bologna a Parigi, da Roma a Dublino, da Ginevra a Vienna? Spia, forse ho detto male; ma, tu stesso lo supponesti una volta, dev'essere l'emissaria di qualche partito, di quelli che lavorano sott'acqua: dei nihilisti o dei gesuiti...

— Il diavolo o l'acqua santa!

— Che vuoi ch'io sappia! Ma torniamo al nostro viaggio. Continuano le interrogazioni: vuol sapere quanto starò a Milano, che cosa vado a farci, perchè lascio Bologna, che cosa ci ho fatto, se ci tornerò, quando ci tornerò, che gente ho visto, perchè sono [pg!96] arrivato tardi alla stazione!... A un certo punto, cava da una sua borsa uno scatolino di pastiglie Panerai: ma viceversa è pieno di sigarette. Me ne offre una, e si mette a fumare...

— Fuma, adesso?

— Dammi ascolto! Sigarette pestifere, caro mio, che quelle delle Regia sono un balsamo. Il treno va sempre a rotta di collo. Ora le sue domande sono d'un altro genere: vuol sapere dove scendo, a Milano: se vi ho casa, se scendo all'albergo, quale albergo le consiglio. Dico: «Vada da Spatz». Un'altra filza di quesiti; finalmente si decide per Spatz. Siamo di là dal Po. Si dichiara contentissima d'aver fatto il viaggio con me. Anzi, osservo, la fortuna è mia. «Venite a trovarmi, domani; ripartirò doman l'altro, con l'espresso delle 6 e 20.» Rispondo che temo di disturbarla; insiste: «Venite dopo colezione; mi troverete in casa; non ho da fare nella seconda mezza giornata, la passeremo insieme». Si arriva a Milano; ripete: «Venite; vi aspetto». Io l'aiuto a scendere, l'accompagno fino al carrozzone dell'albergo; nel salutarmi insiste: «Dunque, non mancate.»