No, Ella non vuole. Un dolore secreto la rode. Ella non vuole udire i superbi canti della gioia, ma i canti sospirosi della pietà.

Quale dolore cinge la sua fronte? Che visioni ricordano i suoi sguardi velati?

Muta, lassa,

dolorosa.

Ella passa

nella Vita.

La divelta

rosa langue,

china il capo,

scolorita.

O pallore

della fronte

pura, della

mano pura,

o dolore

senza fine

delle labbra

sigillate!

Nostalgia

d'altri cieli,

agonia

dell'amore:

chi può dire

la passione

che la strugge?

Chi guarire

la potrà?

Forse un'urna

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di memorie

ha nel cuore,

e di pianti

sanguinosi

la conforta.

Taciturna,

come morta.

Ella passa.

Che pietà!

No, io non esercito più la mia critica. Che è la critica, l'ingrato, l'inutile, lo sterile esercizio? Io vivo, io vivo, io vivo. Crea la mia mente, il cuore palpita; le mie parole traducono il ritmo del cuore.

La sera è calata. Io sono lontano da lei, ma così pieno di Lei come se Ella fosse compenetrata e confusa in me.

Non alitar di vento, non voci; divino Silenzio.

Già l'Ombra nuziale tutte le cose cinge...

Un altro poeta già chiamò nuziale l'ombra. Io ripeto l'imagine felice. L'ombra è nuziale. Che altre imagini misteriose essa risveglia! Non bisogna indagare. Il velo dell'ombra nuziale cinge, nasconde tutte le cose.

Le vegetali forme, immote nell'aria clemente,

posano anch'esse in braccio al Sonno prestigioso.

Il salice argentino che sogna? Che sogna il nebbioso

ulivo, il rovo ardente, la folleggiante vite?

L'anima della pia Desdemona bianca tremante

erra d'intorno al salce, prega, sospira, geme.

Sere lunghe d'inverno, il Ceppo, le fiamme guizzanti,

gli urli dell'aquilone, i baci della neve

sogna l'ulivo; e il rovo un cuor lacerato che gronda

sangue, due rosse labbra, rosse di sangue umano.

Danzar felici amanti al rezzo di folti aranceti,

al carezzoso suono di flauti e di viole,

correr Fauni e Baccanti, disciolte le chiome, roventi

le fronti inghirlandate, mirano l'ebre viti.

[pg!120]

E i monti secolari, e l'acque perenni, voraci

sepolcri di viventi, sognano anch'essi. L'Ere

sognano disparite, i tempi che l'uomo non visse,

le prime operazioni della virtù vitale.

E l'Anima turbata, oppressa, smarrita, perduta,

l'Anima vulnerata, l'Anima senza speme,

l'Anima senza pace per nuovo prodigio si placa,

le spasimate veglie tregua han di sogni alfine.

Sogno! Visione! Ebbrezza! O come lontani i tormenti!

Vinto è l'orrore, vinti i malefizii sono.

Giorni delle speranze ingenue, dei buoni pensieri,

giorni di pura fede, o tramontati giorni,

ecco: sorgete ancora, risorge il Passato, la santa

gioia dell'innocenza ecco fiorisce ancora.

Anima tenebrosa, la luce t'inonda, il sorriso

d'una miracolosa Anima sfolgorante

schiara la notte tua, ti trae dagli oscuri perigli,

nitidamente addita le vie della salute.

Tempo, t'arresta! Vita, rattieni il tuo corso fatale!

Sogno, sorridi ancora! Volgi tu eterna, o Notte!...

Non alitar di vento, non voci, non suoni, non moti:

alta, soave, augusta, o non sperata Pace!

Ahi! Già si sbianca il cielo!... Distrutto è l'incanto supremo;

fuggono le visioni, riede il dolor col sole...

[pg!121]

[ANACRONISMO]