No, la Speranza è morta

per mano del Dolore:

è troppo tardi ormai.

Io sparirò. Ma innanzi

di perderti per sempre,

odi: vissuto ho assai

se pur t'ho conosciuta,

se a te d'accanto un giorno

vivere meritai.

Forma della Bellezza,

Anima luminosa,

non ti vedrò più mai,

ma Fior della memoria,

immacolata Idea,

Spera d'ardenti rai,

Faro delle mie notti,

Sole dei giorni miei,

eterna in me vivrai...

Il pianto è dolce, soave, grato. Quantunque io disperi, la mia disperazione non è insopportabile. Forse una secreta inconfessata a me stesso speranza germina nell'anima mia?

Vederla! Vederla! Ancora vederla! Nutrirmi ancora della sua vista!

Voci di gioia.

Parole arcane.

Sospiri e fiamme.

Ah! le parole, le parole sonore, clamorose, squillanti, le parole che dicano tutto, io so le parole, sento di poterle trovare. Come un liquore di fuoco scorre per le mie vene; io mi sento travolto da un turbine risplendente e risonante.

[pg!118] Il tempo precipita.

Ho bisogno di cantare. Io ho riso della poesia, me ne sono vergognato come d'un linguaggio ridicolo, fuor della vita, fuori del vero. Ora il linguaggio di tutti i giorni mi par rigido, frigido, vuoto ed ingrato. Io canterò la sua bellezza buona, io canterò la grazia sua soave. Ecco che le mie frasi, senza ch'io me ne accorga, prendono naturalmente la misura del verso.

Cantare, cantare: sciogliere un inno che echeggi nei secoli!