Mercoledì. — La mia mano trema. Non so più scrivere. Volevo fissare sopra una pagina lo stato dell'animo mio, dire il mio turbamento, esprimere la meraviglia, la gioia, la gioia ancor quasi incredula, la meraviglia quasi ancor sospettosa; volevo indagare il tumulto di sentimenti che imperversa dentro di me, e non ho potuto dir nulla. Forma della Bellezza, lo sguardo tuo mi parla. Io mi sento rinascere. Io sogno. Io vivo. Dice una voce chiusa che questo sogno svanirà; [pg!116] e non me ne dolgo, e la tristezza delle previsioni oscure è incapace di sedar la mia febbre. Da un canto interiore, dalla musica delle cose, io mi sento spronato come dal clangore d'un'epica marcia. Partirò, me ne andrò lontano, riprenderò la vagabonda mia vita. Ma la memoria sua, come una luce pura, schiarirà la mia vita. Che dire?

Sinfonia. Il silenzio, la pace. Dormono l'acque dei ricordi, come uno stagno.

Il silenzio, la pace;

dormono le Memorie...

Non è questo. Non so dire. Chi mi suggerisce?

Tu Bellezza, tu Grazia,

tu Dolcezza ti chiami...

No, no, no.

Forma della Bellezza,

Anima sospirosa,

non ti vedrò piú mai.

Ecco. Ho trovato.

Lucente Anima pura,

perchè sul mio cammino

prima non t'incontrai?

Ah, se mi fossi apparsa

quando, di fede acceso,

anch'io credei, sperai!

Quando non conoscevo

il pianto e la vergogna!

Allora io t'aspettai!

Or che passata è l'Ora,

mi son vietati i cieli

sereni ove tu stai.

Grazia, Purezza e Riso,

l'orrore della vita

non puoi saper, non sai.

O, generosa e buona,

conforto del tuo pianto

alla miseria dài.

[pg!117] Ma guai al vinto, se tenta ancora illudersi, sognare, sperare; al vinto, guai!