Domenica. — Forse la colpa è mia? Forse è il mio occhio, il mio giudizio, quello che niente riesce ad appagare? Forse un troppo alto ideale mi fa sentire tutto meschino? Se io leggo nel libro d'un grande scrittore non ammiro tanto le pagine sublimi quanto m'indugio e quasi mi compiaccio dinanzi ai passaggi meno felici, ai segni della fatale umana imperfezione. Io sento tutto imperfetto, manchevole e maculato.
La notte. — I miei versi! Ho riletto i miei versi antichi. Miseria ed ignominia! Io ho scritto queste cose!...
Lunedì, 30. — Gli uomini si festeggiano mangiando insieme. L'animalesco bisogno del cibo, che bisognerebbe contentar da soli, di nascosto, si soddisfa in comune, [pg!115] solennemente, tra faci e fiori. Le bocche si aprono, le mascelle masticano, gli esofagi ingozzano il bolo che la saliva ha impastato...
Mercoledì, 14. — Non c'è poesia senza bellezza e senza amore. Dove trovare una bellezza e come nutrire ancora un amore?
Dopo un mese. — Come è lungo il tempo!
Tornando dal Museo. — La bellezza espressa dall'arte, nel quadro o nella statua, è quasi perfetta e certamente amabile. Ma è anche muta ed è anche falsa: nella realtà non esiste.
Sabato, 7. — Forse il solo spettacolo capace ancora d'accendermi è questo della natura. Le rive boscose che si riflettono nelle acque d'argento, le sinuose linee dei monti, ora graziosamente inclinate e digradanti, ora erte e sfidanti il cielo; un paese lontano in mezzo a un virido piano o ad una valle rocciosa; un promontorio che s'allunga come una schiena immensurabile, un seno d'acque lucenti al par d'uno specchio, attraggono l'occhio mio, mi contentano e acquetano.
Lunedì, 9. — Questa natura è sublime. Più la contemplo più sento un'eccitazione secretamente prepararsi dentro di me; ma tosto ritorno allo scontento e alla disperazione di prima pensando che non ho alcuno cui comunicare l'eccitazione mia. Se pure io trovassi una creatura cui sentissi di poter dire tutto ciò che s'agita nell'anima mia, come potrei dirle queste cose? Esiste una creatura non solamente capace d'intendermi ma di farmi parlare?
Martedì, 22, sera. — Eccola.
Otto ore. — E' lei.