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Martedì, 3. — Piove. E' la stagione floreale, e piove. Il cielo è di fuliggine, la terra è di fango.
Mercoledì, 4. — Ricomincia a piovere, l'aria è calda e umida, una viscida bava pare sia stata spalmata su tutte le cose da un popolo di lumache e di serpi.
La sera di Giovedì. — Un cielo di Goya, lubrico, infame, pieno di turpi visioni.
Sabato. — Ora un sole di fuoco scotta ed abbrucia. La campagna fumiga, tutte le putredini fermentano sotto la terra acre.
9 sera. — Questi fiori sono germinati dalla putredine. Mi disgustano tanto quanto certe carni di sozzi animali che si nutriscono degli escrementi.
Il 15. — Per le vie io mi diverto a osservare l'andatura delle persone. Alcuni strisciano tortuosamente come rettili, altri saltellano come conigli, altri incedono come pachidermi. E l'impronta animalesca è nei loro visi. Certi nasi sono proboscidi, certe bocche sono grifi; ecco due orecchie pendule come quelle del bracco. E gli occhi! gli strabuzzati occhi bovini, gli occhi ferini del gatto, gli occhi rapaci del gufo! E le mascelle prognate, come quelle degli antropoidi! Se io stesso [pg!114] mi guardo allo specchio, l'espressione bestiale che scopro nel mio viso mi abbrutisce. Siamo tutti bruti. Niente ci differisce dai bruti. Udite le voci: nel piacere si grugnisce, nella preghiera si miagola, nella collera si abbaia; il grido del nostro dolore è in tutto simile a quello del dolore animalesco.
Sera. — Io guardo le donne, le eredi della bellezza. Non una, non una che me la riveli. Già le forme sono troppo nascoste dall'abito; e l'abito è goffo, innaturale e snaturante. Molte, la più gran parte, ne sono oppresse come le testuggini dalla scaglia; altre, quelle che chiamano regine della moda, lo sfoggiano come il pavone le penne. E i visi sono artefatti, le chiome o tinte o accresciute di peli morti, tolti a cadaveri; la pelle vellutata dai cosmetici e dalle polveri, le orecchie stirate dai pendenti come tra i Barbari. Bene è che i corpi siano nascosti, senza di che noi vedremmo una più lamentevole vista!
Giovedì, 18. — Ho incontrato una bella donna. La mia critica non ha potuto esercitarsi su lei. Era bella. Ma, sovraccarica di vistosi ornamenti al pari d'un idolo, il suo viso era vuoto d'espressione come quello d'un idolo di stucco o di marmo.
Sabato, 20. — Queste bellezze muliebri sono tutte vuote. Il loro sguardo è stupido, come la loro mente è pigra. In nome di Dio, evitate di udirle se non volete piangere della loro sciocchezza.