— Illusione, realtà: dove cominciano? dove finiscono? — disse la giovane, voltando un foglio del suo taccuino. — Vi sono certe realtà delle quali neppur ci si accorge, e certe illusioni che ci mantengono in vita.... Io sento di non poter vivere senza quest'essere che è stato tanta parte, la miglior parte di me. Io sono impegnata da un giuramento, ed egli pure.... È una cosa sacra, il giuramento; non si può calpestare così. Ho il dovere di rammentarglielo; egli mi ascolterà, perchè ne soffre anch'egli! Io non sono stata eloquente abbastanza; se ha rifiutato di cedere, il torto è mio che non ho saputo assicurarlo della forza di quest'amore. Forse in questo momento, mentre mi struggo per lui, anch'egli anela di rivedermi, anch'egli vorrebbe chiamarmi. Un senso di falso amor proprio ci ha trattenuti: una sola parola basterà a dissipare quest'incubo.... «No....» continuò Emilia, riprendendo a leggere nel suo taccuino, «non è vero, non è possibile che tu m'abbia detto quelle parole. Certe volte i sogni [pg!253] hanno l'intensità della vita vissuta: io ho sognato. Tu sei sempre l'amor mio forte e soave; se anche volessi, non potresti, intendi? lasciarmi. Tu hai dimenticato un momento quel che sono stata per te; ricordati, vedrai se ho ragione! Tu m'hai detto, colle tue labbra, che io sola t'ho compreso, io sola t'ho compianto, io sola ho cancellato i tuoi lunghi dolori, io sola ho compensato le tue infinite amarezze, io sola ti ho fatto pianger di gioia. Tu non me l'hai detto soltanto: io ho visto le tue lacrime, io ho pianto con te. Tu hai voluto riscattare col tuo sangue il mio pianto; ora, comprendi, quando ciò è avvenuto fra due creature, esse non possono dividersi più. Vedi bene che noi siamo legati per la vita e per la morte, come tu mi giurasti, com'io ti giurai. Ed ascolta: vienimi accanto, metti la tua mano nella mia, reclina il tuo capo sul mio petto: ti ricordi quante volte, restando così, tu mi chiedevi di dirti che cosa eri per me, com'era fatto il bene che ti volevo? Ti ricordi come t'aprivo il mio cuore, come pensavo a voce alta; e come t'estasiavi a quelle prove d'amore che tu stesso mi suggerivi, senza avvedertene? Ebbene: nessuna di quelle prove era seria, nessuna aveva valore: la prova vera, la prova grande, la prova unica io posso dartela ora, amandoti ancora, amandoti più dopo quel che m'hai fatto: ora soltanto tu puoi credere a questa passione e andarne superbo. Quante volte m'hai fatto giurare che non avrei mai avuto secreti per te! che t'avrei mostrato sempre tutti i moti più intimi del mio cuore, tutti i miei pensieri più reconditi! Vedi dunque che tu devi sapere quel che provo ora: lascia che te lo dica; farai, dopo, quel che vorrai; mi lascerai ancora, se ti piacerà.... No; tu non farai così.... Ascolta ancora. Se tu hai riacquistata la tua fede unicamente per me, io sola, fra quanti ti circondano, ho creduto in te. Non lo sai? Dicono che i tuoi sguardi sono falsi, che le tue labbra mentiscono, che l'anima tua è corrotta.... Io sola ho creduto ad ogni tua parola; non è vero che io sola ho letto in fondo al tuo limpido sguardo? Che cosa sanno gli altri di quello che so io? Ma non fare [pg!254] che anch'io disperi di te; non disperare tu stesso: sarebbe troppo triste, troppo malvagio. Provami ancora una volta che ho avuto ragione, abbii fede in te stesso!... No; non mi dar retta! Ho avuto torto di scriverti queste cose. Ma se non so più quel che dico!... Ah! potessi vederti un istante!... Non ti direi più nulla; credo che morirei ai tuoi piedi.... Una volta io ti dissi: «Come sai bene pregare!...» Ti ricordi quando te lo dissi?... Ebbene, oggi son io quella che ti prega: io ti supplico, ti scongiuro, in nome di Dio, dell'amor nostro, di tutto quel che hai di più caro al mondo, per i tuoi stessi dolori che io ho divisi, per la memoria dei tuoi poveri morti che io ho amati, per la morte che può cogliere d'istante in istante noi stessi, ti scongiuro di non abbandonarmi, di ascoltarmi.... di lasciare, almeno, che io pianga un'ultima volta al tuo fianco....»

La voce della giovane tremava un poco; il suo sguardo velato si distoglieva dalla carta, intanto che la duchessa, visibilmente commossa anch'ella, esclamava:

— Come l'amate!

Ma a quelle parole, come quando una brezza sottile increspa la superficie delle acque, la fisonomia di Emilia si venne corrugando fino ad atteggiarsi ad una sottile ironia.

— Come l'amo!... — ribattè ridendo. — Vuol dire come sono sciocca!... Deve bene trionfare costui, è vero? vedendo la mia disperazione; deve ben sorridere di vanità soddisfatta!... Il suo amor proprio sarà, senza dubbio, gradevolmente solleticato dallo spettacolo del mio cordoglio....

— Allora il vostro amor proprio s'impenna....

— Allora la mia tenerezza, la mia sommessione, la mia fiducia, tutti i miei buoni movimenti sono dispersi dallo sdegno, dall'odio, dal bisogno feroce di dirgli in faccia che non so che farmi di lui, che egli s'inganna stranamente se ha creduto al mio dolore!

— E dopo la lettera d'implorazione, ne avrete scritta un'altra di sprezzo...

[pg!255] — Ciò che ho scritto è appena la millesima parte di ciò che ho pensato. Ella si stupisce delle mie contraddizioni? Non le pare possibile che io passi dalla ragionevole rassegnazione alla passione disperata, dall'umile preghiera alla rivolta sdegnosa?...

— Non mi stupisco affatto: nulla di più umano che la contraddizione e l'assurdo.