— Brava! — interruppe l'altra, approvando insistentemente con una mossa del capo — Brava, questo si chiama farsi una ragione...

— Ho pensato tutto ciò ed altro ancora... Mi sono affacciata alla finestra, ho considerato un istante la calma sovrumana di questa sublime natura, delle Alpi nevose imbiancate dalla luna, del lago terso ed immobile come una lastra, delle miriadi di stelle splendenti da miriadi di secoli nell'etere infinito. Ho compreso, nel tempo d'un baleno, la vanità di tutto ciò che è umano, dei dolori, delle gioie, delle passioni dalle quali sono travagliati questi atomi agitantisi un attimo sopra un granello di sabbia; ho visto sparire me stessa, l'umanità, tutta la terra, nel turbine formidabile che soffia sulla polvere dei mondi... Ho bevuto avidamente l'aria fredda, ho richiuso la finestra, sono andata al tavolino, e gli ho scritto una lettera.

— Che cosa gli avete detto?

L'altra parve non aver udito. Restava ancora assorta, come prima, guardando dinanzi a sè; e nel rilassamento dei muscoli del viso, nella piega sottile degli angoli delle labbra, si leggeva una tristezza così profonda, una contemplazione così sconfortata di qualcosa di pauroso e d'ineluttabile, che la duchessa non ardì ripetere la sua domanda. Emilia si riscosse alfine e riprese:

— Ho scritto una lettera, non l'ho mandata. Non so neppure se potrò rileggerla per ricopiarla..... Guardi, piuttosto...

[pg!251] Tratto di tasca un minuscolo taccuino di cuoio rosso e tolto il piccolo portamatita d'oro che lo chiudeva, ella voltò alcune pagine, fermandosi ad una che era ricoperta non tanto di caratteri quanto di segni informi tracciati con rapida mano.

— Che notte è stata per me!... — esclamò, a bassa voce, guardando quel foglio e come rispondendo ad un intimo pensiero. Poi, volgendosi alla duchessa: — Avrà la pazienza, — le domandò, — d'aspettare che io decifri questa lettera?... Io gli ho scritto così: «Mio buon amico... Anche ora, e come sempre, voi avete ragione. Vi rammentate quante volte mi ripeteste queste parole, nel corso delle discussioni che sorgevano un tempo fra noi?... Adesso sono cambiate le parti e tocca a me riconoscere che la ragione è con voi! Vedete che sono giusta, e che le vostre adulazioni di un tempo non m'hanno guastata. Mentirei se vi dicessi che questa saggezza non mi costa nulla; ma mi dorrebbe egualmente che aveste a provare un rimorso per ciò. La ragione ha spesso qualche ostacolo da vincere prima di farsi accettare; ma, in cambio, il suo riconoscimento procura sempre allo spirito un senso di forte serenità... Io non so precisamente che cosa sono stata per voi — potrei, è vero, rammentarvi tutto quel che me ne avete detto voi stesso; — ma parrebbe allora che io mi lagnassi, e nulla è più lontano dal mio pensiero. Comunque, voi forse rammenterete, qualche volta, senza troppo pentirvene, le ore che passaste al mio fianco; da parte mia ne serberò sempre un dolce ricordo. È vero altresì: quella felicità avrebbe potuto durare più a lungo; ma ciò non era in potestà vostra nè mia. Bisogna accettare la vita com'è, con tutte le sue leggi; e stimarsi fortunati se, fra i tanti giorni vuoti, fra i molti amari, essa ce ne concesse qualcuno di gioia. Grazie a voi io ne ho visti sorgere molti, più di quanti potevo ragionevolmente aspettarne; fate assegnamento sulla mia più sincera gratitudine. Fate assegnamento ancora sulla mia amicizia più fedele: giovatevi di me sempre che potrò esservi utile, e credetemi, con una cordiale stretta di mano...»

[pg!252] — Benissimo! — interruppe vivacemente la duchessa. — Mi piace la vostra lettera, sapete! È la lettera d'una donna che sa vivere, che conosce la vita!...

— A qual prezzo? — disse l'altra con un ambiguo sorriso. — A prezzo di quanti dolori?... E si può dire di conoscerla mai abbastanza?... Perchè, guardi, questo è il suggerimento della logica, del buon senso; ma se io l'amo ancora quell'uomo? Se il cuore mi sanguina, rileggendo queste fredde parole, queste frasi studiate, dopo le lettere pazze che gli scrivevo fino all'altr'ieri? Se non posso, non posso rassegnarmi all'idea di perderlo, dopo quel che mi costa, dopo quel che siamo stati l'uno per l'altra? Ma non è vero che io prevedessi di non poterlo più amare, non è vero che io fossi già stanca; se pensai così fui sciocca, fui stolta, perchè non potevo giudicare della forza di un amore non ancor messo alla prova...

— Badate: qui sotto potrebbe nascondersi quell'illusione molto frequente che consiste nell'apprezzare una cosa per il solo fatto d'averla perduta.