«Suo marito, gigantesco, soldatesco, poteva esserle padre. Tentava costui assiduamente la fortuna alle tavole del giuoco, con singolare freddezza, con perfetta padronanza di sè stesso; mentre, intorno a lui, non vedevo se non facce pallide o accese, occhi spalancati, avide bocche, mani frementi. Ella non giocava: leggeva, ricamava, passeggiava nei giardini incantati, lungo il placido mare; ed io non sapevo in che modo accostarla per dirle il prodigioso effetto che la sua vista aveva prodotto in me. Mi pareva che tutte le donne prima conosciute nulla m'avessero rivelato del sesso loro, che ella soltanto lo incarnasse, ne possedesse tutti gli attributi, ne potesse rivelare tutto il mistero. E mentre così pensavo, sentivo anche l'impossibilità di giungere a lei, come ad una vetta altissima, inaccessibile. Ci sta ella dinanzi, sul cielo azzurro, tra le nubi, e par quasi che la tocchiamo con la mano, e che uno slancio ce la farà guadagnare; ma se il desiderio ha le ali, le gambe sono di piombo e c'impediscono di muovere un passo. Tale era l'angoscioso sentimento della mia impotenza, mentre volevo compiere eroismi che avrebbero fermato l'attenzione di lei. Improvvisamente le parlai. Che stranezza! aver pensato di gettarmi in mare per trarre un naufrago alla riva, di raggiungere a corsa sfrenata un cavallo impazzato per afferrarlo e domarlo, di meritarmi con qualche impresa similmente ardua e nobile un suo sorriso, ed ottenerlo poi col più semplice e comune dei gesti!...

«Ella che non avevo mai vista nelle sale del giuoco, vi si appressò una volta mentre anch'io mi accingevo ad entrarci. I giocatori che vi s'ingolfavano, impazienti di raggiungere i loro posti, avidi di guadagno, ignoravano o dimenticavano i più elementari doveri di cortesia: si affollavano, si sospingevano, si urtavano, come impazzati: io le cedetti il passo e trattenni coloro che mi stavano dietro, reggendo la bussola. Mi guardò, come stupita dell'atto; sorrise con indicibile grazia, e mormorò nella sua lingua:

«— Molto gentile!

«Tanto tempo addietro, a scuola, io avevo studiato quel nordico idioma, ma per mancanza di esercizio lo avevo quasi del tutto disimparato: ad un tratto l'espressione adatta alla circostanza mi salì alle labbra:

«— Doveroso semplicemente!...

«La rividi a pranzo, alla tavola rotonda.... Come mai nel mio stesso albergo? Non me ne ero accorto prima, o vi si era traslocata quel giorno?... Stava seduta ad una tavola non molto discosta dalla mia, ed io che l'avevo trattata con tanto rispetto dinanzi all'entrata delle sale, con altrettanta indiscrezione fermai allora su lei l'avido sguardo. Non parve che se ne accorgesse. Dopo pranzo, quando il marito l'ebbe lasciata, mi ritrovai accanto a lei nel vestibolo, presso al guardaroba: le chiesi il permesso d'aiutarla a mettersi il mantello, le porsi la borsa ed i guanti.

«— Grazie!... — disse ella. — Siete italiano?

«— Come lo sapete?

«— Non è difficile indovinarlo, al viso, ai modi, all'accento.

«Mai avevo udito voce così musicale, una voce di contralto, grave e dolce, come d'oro. Le sue ultime parole furono dette in francese. Si era accorta di qualche mio errore nel parlare la sua lingua? Voleva rendermi più agevole la conversazione?