«— Starò più comodamente su questo divano che non sul treno. Soltanto, se permettete....
«— Dite pure!
«— Vorrei prendere un guanciale dal letto.
«— Ma ve ne prego!
«Entrai in camera, presi il guanciale, tornai ad augurarle:
«— Buona notte!
«— Buona notte!
«E chiusi l'uscio dietro di me. Avrei potuto indugiarmi ancora per dirle: «Non è incredibile questa nostra situazione? Non sarò oggetto di beffe, quando narrerò fino a che segno ho mantenuto la mia parola?...» Ma questi, e simiglianti discorsi, sarebbero stati pretesti evidenti e grossolani: tanto sarebbe valso trasgredire più sostanzialmente la promessa fatta. L'incidente che doveva risolvere quella nostra situazione non si era ancora prodotto, la parola non era stata detta, lo sguardo non era stato scambiato. Il caricamento della nave era cessato alla linea matematica della massima immersione possibile. La porta chiusa dietro di me era come il boccaporto inchiavardato. Non ostante, io restavo nella medesima fiduciosa aspettazione. Non accade tante volte di prendere a bordo qualche collo sopra coperta?...
«Disponendomi a passare la notte su quel divano, vi accomodai il guanciale e andai ad accostare gli scuri della finestra. Dinanzi all'uscio che mi divideva da lei porsi l'orecchio, udii cigolare i gangheri dell'armadio, aprire qualche cassetto, rimuovere le porcellane sul lavabo, versare dell'acqua nella catinella. Senza ragionarvi sopra, per un moto istintivo, attaccai l'occhio al buco della serratura: non vidi altro che un'ombra trascorrere sulla parete: il tappeto attutiva il rumore del passo. Tornato al divano mi tolsi l'eterno «smoking», e ad un tratto pensai d'aver fatto male, la mattina, non comperando, oltre quella da giorno, anche una camicia da notte. Come era possibile riposare con quel colletto, quel petto e quei polsini tanto abbondantemente insaldati che parevano di legno? E allora, con gli occhi della mente e del desiderio, rividi le camicie da notte della mia compagna, quelle camicie nivee, fragranti, carezzose, lievi come di garza.... Tornai ad accostarmi all'uscio: non si udiva più nulla. Picchiai con le nocche delle dita, discretamente.
«— Chi è?