— Sono stato dalla signora contessa. Era uscita.... Mi dissero d'aver visto il signor tenente in carrozza; ho preso una carrozza anch'io.... Ho chiesto di lui al Campari, al Circolo; ho girato per i Giardini.... — Sottovoce, con aria di mistero, soggiunse: — Il signor tenente aveva affittato un'altra casa, fuori la Barriera alle Colline, una settimana addietro.... Sono stato anche lì, ho bussato quattro o cinque volte, chiamando....

— Non c'era?

— C'era!

— E non l'hai condotto con te?

— M'ha mandato via! M'ha risposto: «Va bene! Ho sentito!...» Gli ho detto che lo aspettavo giù, con la carrozza; m'ha risposto: «Vattene, torna a bordo, sono buono di venire da me!...» Nonostante, ho aspettato un pezzo.... Poi ho avuto paura che si facesse troppo tardi.... Ho lasciato la carrozza al cancello, ne ho presa un'altra....

Ed aperse le braccia.

Barbarini, dall'alto della plancia, vide il gesto. Guardò ancora una volta l'orologio: erano le quattro e quaranta. Volse ancora uno sguardo verso terra. Un'imbarcazione filava verso la nave. Ma era l'ultima rimasta, e riportava il graduato che era andato al telegrafo. Allora il secondo si cacciò con un gesto brusco le mani in tasca e ordinò all'ufficiale di guardia:

— Faccia alzare le scale e rientrare le aste di posta. Faccia battere l'assemblea, prevenendo il commissario.

I comandi risonarono, la tromba squillò. L'equipaggio si raccolse e si schierò tutto in coperta; la voce: «Presente!» si propagò per le file, ripetuta su tutti i toni, con tutti gli accenti, ad ogni nome pronunziato dal commissario, mentre il chiamato gli passava davanti.

In quel punto dalle latebre della nave risonò al portavoce la nuova domanda del capo macchinista: