Tutte le braccia, dalla murata, fecero forza sulle cime, fino a portare i bozzelli dei paranchi a baciare. Gli uomini erano immollati, con gli abiti aderenti alle membra; la frisata dell'imbarcazione era sfasciata.

— La lancia è a riva, avariata! — partecipò Barbarini al capo.

— L'armamento c'è tutto?

— Tutto.

Roccaforte, prima di saltare a bordo, con voce tremante dalla commozione e dal ribrezzo del freddo, perchè era anche lui grondante, esclamò anche una volta a mani giunte:

— Comandante Barbarini! Ancora una prova!...

— Impossibile! Inutile! A quest'ora il disgraziato è stato travolto!

Allora soltanto, mentre gli uomini dell'armamento scendevano sulla nave, accorati, umiliati, mentre ciascuno riprendeva il suo posto di manovra, corse nel silenzio tragico l'ansiosa domanda mormorata di bocca in bocca:

— Chi è?... Ma chi è?...

Al primo annunzio, nello slancio concorde di tutto l'equipaggio, nel bisogno di volgere tutte le forze all'opera di salvezza, nessuno si era indugiato a chiedere il nome, il grado, l'ufficio del naufrago. Ora tutti volevano sapere, ma nessuno era appagato. Solo Roccaforte, coi pugni chiusi, le mascelle contratte, incontrando lo sguardo febbrile del secondo, disse, senza essere interrogato a parole: