Egli stese le braccia, alzò il viso, proruppe con voce tremante di tenerezza amara, di timido rimprovero, di passione umiliata:
— Perchè sei mia, perchè sei l'amor mio, la donna mia....
— Non è vero.
— Non è vero?
Ella fece per replicare con altrettanta vivacità; poi parve farsi forza, stringendosi una mano nell'altra. Dopo una pausa, tranquillamente, lentamente, spiegò:
— Lo sai, qual'è la verità, e non dovrei aver bisogno di ripeterla, ora. Per il mondo, per la legge, per i miei figli, io sono di mio marito. La fatalità mi ti sospinse dinanzi un giorno, quando ero sola, quando cercavo un amico. Cercavo un amico, ed ho preso un amante.... Ma no, non credere che io vada mendicando attenuanti. Ti avrei preso anche se non fossi stata sola. Mi turbasti troppo, mi piacesti troppo: anche questa è verità. Forse altre avrebbero resistito alla tentazione; io provai, ma non vi riuscii. Pago la mia debolezza, sai! O credi d'essere il solo a soffrire, con la tua gelosia? Io soffro della falsità in cui vivo, delle menzogne che dico, degli inganni che ordisco. Tu ti senti ingannato, ed hai ragione, sì; perchè se ti amassi come nei romanzi o sul teatro, avvelenerei mio marito, piuttosto che sottopormi alle sue carezze! Ti senti ingannato, ne soffri, e nel tuo dolore non pensi all'altro inganno che io infliggo, al tradimento che commetto, infinitamente più grave.
— No, perchè egli non sa. Chi non sa non soffre.
— Hai ragione, perchè io non conto. Che importa se soffro io?
Vi era tanto rimprovero nella calma apparente della sua risposta, che Lodovico chinò la fronte, con l'atteggiamento di chi sente il proprio torto senza potere o volere confessarlo. Dopo un breve silenzio le riprese la mano, appoggiò la fronte sulla sua spalla, mormorando:
— Mi perdoni, Rosanna?