— Di che? — fece ella, scotendo il capo, con un sorriso ironico e indulgente insieme.

— Di che? Di volermi bene?

— Lo capisci, lo sai, lo senti che se dico queste cose, se soffro questi tormenti, è perchè ti voglio bene? — A voce più bassa, ma più fervida, più appassionata, soggiunse: — Te ne voglio più che non credessi, sai! Non te ne ho voluto mai tanto. Ora, ora soltanto conosco e misuro quanto te ne voglio.

Appressatosi a lei, spinto addosso a lei dagli sbattimenti del treno serpeggiante precipitosamente per vie curve, si sentì tutto aderire al suo fianco soave. La cinse con le braccia, le ricercò con la bocca la bocca.

Ella si ritrasse, sciolse il nodo delle mani intrecciatesi alla sua vita:

— No, lasciami.

La sua voce era sommessa e dolce, ma ferma e risoluta. Egli obbedì, tacitamente.

— Tu misuri ora soltanto — riprese ella — il bene che mi vuoi, io misuro ora soltanto la colpa che ho commessa. Quando mi vincesti, quando mi diedi a te, la prima volta, non provai nulla del rimorso che avrebbe dovuto invadermi. Ti rammenti che te lo dissi, ti rammenti, di'?

— Sì.

— Guardai dentro di me, dissi a me stessa: «Ho tradito la fede giurata, sono adultera, adultera». Ma queste parole non ebbero nulla del loro senso. E non già perchè mi fossi assuefatta all'idea della caduta. Mi conosci. Te lo direi. Mi ero anzi creduta padrona di me stessa, mi pareva moralmente e materialmente impossibile tradire mio marito. Perchè lo avrei tradito? Perchè era lontano? Per appagare un appetito, allora?... Ma quando ti conobbi, quando ti amai, mi parve altrettanto impossibile resistere a questo amore. Tu dubitasti dell'esistenza di mio marito perchè era assente; io me ne dimenticai. Come tu non t'inquietasti al pensiero che un giorno sarebbe tornato, così non vi pensai neanch'io. Noi abbiamo sempre coraggio per affrontare i pericoli lontani. Ora egli è qui. Io sono caduta nelle sue braccia uscendo dalle tue....