Egli non potè rispondere; chinò soltanto il capo, per nascondere l'ultima contrazione del viso.

Quando fu in carrozza, dopo che la frusta schioccò e i cavalli si mossero, ella salutò ancora, con la mano, col capo; lanciò ancora un'ultima esortazione:

— Siamo intesi, Bertini!... Al lavoro!... Buon lavoro!...


UN SOGNO.

La prima rappresentazione del «Paradiso terrestre» al Goldoni è rimasta famosa per la tempesta che scatenò in teatro e per le polemiche che accese nella stampa. Dopo lo spettacolo, ad un tavolino del Caffè Francese, intorno a donna Maria di Varga, furono espressi vivacemente e rumorosamente i più disparati giudizî, magnificando alcuni la commedia di Guglielmo Baglioni, altri condannandola, approvandone gli uomini la tesi, scandalizzandosene le signore. Solo Ferdinando Anselmi taceva, volgendosi ad ascoltare gl'interlocutori e le interlocutrici senza far cenno di consenso nè di dissenso; ma poichè egli era il giudice più autorevole, donna Maria gli si rivolse, chiedendogli perentoriamente la sua opinione.

— Se permettete — diss'egli — io vi abbandonerò l'opera d'arte. Dal momento che un autore propone, dibatte e a modo suo risolve una tesi, bisogna considerarlo come un professore, un predicatore, un propagandista, la cui orazione potrà essere, rettoricamente, più o meno smagliante, ma le cui idee, e non già le immagini, importano. Ora Baglioni ha questo merito indiscutibile: di averci posto dinanzi un certo aspetto del problema dell'amore, al quale, pur essendo, o forse appunto per essere di semplicissima ed ovvia osservazione, non si attribuisce ordinariamente la dovuta importanza. Il titolo, che la signora Graziani e il mio amico Mauri particolarmente disapprovano, mi pare invece, scusate, molto graziosamente scelto. Voi sapete come nei miti biblici che sembrano più favolosi i credenti cerchino e trovino il preannunzio delle moderne affermazioni scientifiche: così i sei giorni della creazione sarebbero le epoche geologiche, e la formazione della donna dalla costola di Adamo significherebbe la separazione dei sessi dal primigenio ermafrodito. Ma vi è un punto dove la favola discorda dalla realtà scientificamente accertata e volgarmente osservata: quando narra che Adamo peccò a istigazione d'Eva. Non si trova, invece, nessuna forma di vita sessuata nella quale la femmina compia l'ufficio d'istigatrice: tutte le specie, al contrario, si estinguerebbero se i maschi dovessero aspettare di essere invitati a nozze. Non che invitare, la femmina ha essa bisogno d'essere pregata, corteggiata, sollecitata ed all'occorrenza sopraffatta. L'invenzione del serpente è un omaggio tributato alla realtà; se non che, questo rettile insinuante, il quale non parla e non può parlare per proprio conto, appartenendo ad una specie diversa e disforme, è un personaggio simbolico del quale non si può trovare il preciso equivalente nella commedia umana. Baglioni, in quel Gorli a cui sono toccati i fischi più sonori, ha voluto rappresentare il seduttore disinteressato, per conto altrui, per amore dell'arte: invenzione che poteva farsi accettare se si fosse incarnata in una persona viva. Non neghiamo che il tipo esista; diciamo che Baglioni non lo ha veduto nella vita reale, e per conseguenza non gli ha soffiato nei polmoni quella dell'arte. I serpenti a due zampe, col fiore all'occhiello e il monocolo all'occhiaia, non spingono Eva ad offrire la mela ad Adamo, ma le dimostrano la convenienza di mangiarla insieme con loro. È vero bensì che qualcuno, invece di gustare il frutto proibito, riesce precisamente a farlo offrire ad un altro; ma questo effetto non è mai premeditato; è anzi involontario e sgradito. E se tale fosse stato il caso rappresentato da Baglioni, i suoi amici non avrebbero dovuto durare tanta fatica per difenderlo contro i fischi e le risa degli avversarî. Un moto interiore della sua coscienza od un avvenimento estraneo alla sua volontà poteva benissimo impedire al Gorli di ottenere per sè il premio dell'opera serpentina. Chi di voi rammenta la baronessa di Sclàfani? Il serpente della povera donna Emilia fu un amico di casa, il quale, dopo averla tolta alla quiete, dopo averle messo addosso la febbre della curiosità, del desiderio, del pericolo, si ritrasse, preso a un tratto dallo scrupolo di offendere il marito, di cui era intimissimo....

— Come? Come? — interruppe donna Maria. — Narrate!

— È una storia piuttosto lunga, mia cara amica, e del resto sta scritta in un libro; se volete, domani ve lo porterò. Il fatto è questo: che in tutta la serie degli esseri viventi l'istinto dell'amore, attivo e prepotente nei maschi, è nelle femmine non solamente passivo, ma accompagnato da un istinto tutto contrario, di resistenza, di disamore, che rende perfettamente ragione degli aggettivi qualificativi appioppati a voi donne dal secondo Dumas, quando vi definì creature illogiche, subalterne e malefiche....