— Dove mi piace!

Come Salvatore cercò di farlesi vicino, lei lo respinse, con un urtone:

— Non mi seccare, ho sonno.

Ed egli tornava pazientemente, ogni giorno, alla sua oscura bottega sempre deserta, ad affilare i rasoi perchè non gli si arrugginissero, o a fare i conti dei suoi debiti. Quando capitava qualcuno, mentre la forbice cantava il suo zic-zac, Salvatore cominciava a fantasticare di rimettere assieme qualche soldo, di lasciare quel bugigattolo buio e tristo, di riaprire un salone più bello.

— Se la sorte dice di sì, debbo levarmi dai guai, e far godere quella povera Fanny, che è in pena per cagion mia.

In mezzo alla giornata, qualche volta, egli scappava a casa per andare a vederla un momento; ma lei era sempre fuori.

— Povera figliuola! S'annoia fra queste quattro mura.

Qualche altra volta Fanny arrivava lei alla bottega, in fretta, con le guancie rosse e gli occhi brillanti.

— Dammi dieci lire.

— Dieci lire? Se non ho un soldo!...