Le strettezze crescevano, ma Salvatore si metteva alla tortura per trovar denari e far contenta la moglie. La nuova bottega era passiva, nascosta in fondo a quel vicolo frequentato soltanto da fruttivendoli e friggitori.
— Se avessi ancora l'antico salone!...
A propria insaputa, le gambe lo portavano da quelle parti, dinanzi al Salone di Venezia e, una sera, egli si fermò un istante, a guardare. Il gas vi splendeva; Andrea e un altro giovane servivano le pratiche; Nardo, seduto nel posto in fondo, teneva un registro sulle ginocchia e faceva i conti. La disposizione interna era stata un poco mutata; gli scaffali della profumeria spostati; i divani rivestiti di stoffa nuova; una fioriera era stata adattata alla base del grande specchio.
Allontanandosi, tra la folla, Salvatore passò dinanzi al salone del Conterino, anch'esso rilucente, pieno di gente che aspettava il turno chiacchierando, fumando, leggendo i giornali.
— Che me n'importa! — pensò Salvatore, e si affrettava verso casa, dove avrebbe trovata la sua Fanny.
Il vicino, vedendolo venire, gli dette la chiave dell'uscio, dicendo:
— Vostra moglie è andata fuori.
Salvatore entrò, tastone, al buio; accese il lume e si mise ad aspettare, leggendo Luigi Napoleone o Lotta del Destino e Corona imperiale, sentendo suonare le ore, una dopo l'altra.
Alle undici, Fanny rincasò, rossa in viso, col fiato che sentiva di vino.
— Dove sei stata, fin'ora?