Il broncio di Isidoro durò un poco di più. Ma poichè tutti tornavano a ripetere che non c'era da scoraggirsi, che erano giovani tutt'e due, che il maschio non poteva tardare a venire, egli finì per sorridere anche a quest'altra bambina. Santa gli disse, timidamente:

— Non l'hai con me, non è vero?

Allora il suo dispetto si dileguò del tutto.

— Perchè dovrei averla con te? È colpa tua? I figliuoli li manda Dio, e bisogna prenderli come vengono...

Erano sempre d'accordo, marito e moglie; e in casa c'era la pace. In breve, la speranza del maschio tornò a sorridere; Santa era incinta un'altra volta. La levatrice, dopo i granchi presi, non arrischiava alcun pronostico; ma si vedeva, a una cert'aria saputa, a certe scosse del capo, a certe reticenze discrete, che era sicura del fatto suo. Isidoro non diceva nulla, non parlava più del figliuolo come se fosse già nato: gli pareva veramente impossibile che questa volta non dovesse venire, ma aveva paura di dirlo, quasi il contarci su, come aveva fatto prima, potesse riuscirgli di malaugurio, quasi una jettatura potesse mutare il sesso del nascituro in grembo alla madre. Così, quando nacque un'altra bambina, egli borbottò con tanto di muso:

— E tre! Viva la divina Provvidenza!

Adesso il suo malumore non andava via, e sua moglie lo divideva anche lei. Trovava che quelle figliuole bastavano, le pareva finalmente tempo che il maschio venisse, e nel suo zelo di massaia solerte e previdente quasi s'incolpava di non esser buona a contentar suo marito e suo suocero, chè massaro Francesco l'aveva con lei. Cominciò così a far voti al Patriarca san Giuseppe, a san Francesco di Paola, alla Bella Madre delle Grazie: accendeva lampade, prometteva ceri, recitava preghiere. Isidoro non parlava più del suo desiderio, ma si vedeva che pensava sempre a una cosa. Ora, quando qualcuno sosteneva dinanzi a lui che i figliuoli sono tutti eguali, egli scrollava il capo:

— Già, eguali!... per mangiare, la bocca l'hanno la stessa!... Ma le femmine non son buone che a portar via la roba, quando vanno a marito, nelle case degli estranei, dove si scordano perfino di chi le ha fatte!

Invece, i figliuoli, se avevano la bocca per mangiare, avevano anche delle braccia per aiutarvi a sbarcare il lunario, quando si facevano grandicelli; e portavano il vostro stesso nome, e lo perpetuavano. Se egli pensava a un bel ragazzo che gli avrebbe tenuto compagnia, a cui avrebbe appreso il suo stesso mestiere, che sarebbe stato il bastone della sua vecchiaia; se vedeva gli altri babbi seguiti dai loro figliuoli, inorgoglirsene, vantarne la forza e la destrezza, un moto di ribellione lo faceva sgarbato, cattivo con le bambine. Talvolta se la prendeva con sua moglie; quell'aspettazione inappagata scemava il bene che le aveva voluto. Pensava adesso, come tutti i maschi, che le donne valgono poco più delle bestie, salvo il battesimo; che hanno il cuore piccolo e niente cervello: e Santa e le sue figlie gli parevano egualmente inutili. Dacchè aveva uso di ragione, era stato abituato a considerare il figliuolo come l'erede della potestà paterna, il futuro padrone, l'orgoglio della casa. Come vedeva che sua moglie era dello stesso sentimento, il suo rancore se ne andava. Allora tutti e due si mettevano ad affrettar coi voti il compimento del loro lungo desiderio. I re e le regine non aspettavano con maggiore ansietà la nascita dei Reuzzi, degli eredi del trono.

II.