— Il Reuzzo! Il Reuzzo! È nato il Reuzzo!..
Allora, egli tolse in braccio il suo figliuolo, lo sollevò ancora più in alto e si mise a girare per la camera, gridando come un banditore:
— Il Reuzzo! È nato il Reuzzo! Evviva il Reuzzo!
III.
Da quel momento, il bambino si chiamò il Reuzzo. Mezzo ammattito dalla gioia per la venuta di quel figliuolo tanto aspettato, al quale aveva quasi rinunziato, Isidoro Spina non sapeva come festeggiare degnamente l'avvenimento. Vi fu un battesimo coi fiocchi, i boccali di vino non si contarono, si accesero dei falò e Rosario Maccarone, il sensale di frumento soprannominato il Poeta, declamò una poesia fra gli applausi degli astanti. Avevano messo al piccolino, naturalmente, il nome di Francesco; ma ciascuno degli invitati domandava di vedere il Reuzzo, e Isidoro lo mostrava a tutti, insuperbito, raggiante.
— Se non pare il sole!...
— Sia lodato!... Che bel bambino!...
Santa sorrideva d'orgoglio: quella tarda e insperata maternità le rendeva cento volte più caro il frutto delle sue viscere; adesso lei aveva l'aria di averci messo qualcosa del suo nel far nascere finalmente il maschio sospirato. E le sorelline, estatiche, non si decidevano a levarsi di torno alla culla.
Il bambino veniva su nella bambagia, tra i baci e i vezzi. Pel suo piccolo corredo si comprò tutto quel che c'era di meglio; le ragazze si contendevano a pugni il piacere di tenerlo in braccio, le comari si fermavano a posta per chiedere:
— Come sta il Reuzzo? Cosa fa il Reuzzo? — chè del nome di Francesco nessuno si rammentava più.