— O cosa intendete dire?... Badate che son buono di sfondarvi lo stomaco a voi e a chi sente più forte di voi!...
Quando non era ubbriaco, sopportava più tranquillamente le persuasioni delle comari, che tornavano alla carica:
— Ma finalmente, cos'avete da lasciare a vostro figlio? un principato? una baronia?... Cosa temete, che si perda la vostra razza?... Siete un re di corona, che aspettate il Reuzzo?...
Lui le lasciava dire, assorto, pensando che in ogni casa il figlio maschio è come il Reuzzo nella famiglia del re. Lo aspettava sempre; invece, col tempo, nacquero una quinta e una sesta bambina. Adesso, tutte le volte che sua moglie gli regalava un'altra figlia, lui se ne andava all'osteria, pigliava una sbornia, non rincasava per due giorni. Al battesimo, massaro Francesco non ci veniva più, nè lui invitava più un cane; la cerimonia si compiva in fretta, senza un parente, quasi le bambine fossero di nessuno.
Le prime figliuole, intanto, crescevano; la maggiore era una giovanetta. La domenica, quando la madre le conduceva a messa tutte e sei, le grandi innanzi, le più piccine guidate per mano, Isidoro restava un poco a considerarle, poi si voltava con chi gli era vicino, esclamando:
— Che bel vedere, eh?... Se non pare il Collegio di Maria a processione!...
Marito e moglie invecchiavano; la speranza che adesso nemmeno si comunicavano più cominciava a perdersi. Santa tornò ad essere incinta: nacque una settima bambina e massaro Francesco, dal crepacuore, morì. Allora Isidoro cominciò a rassegnarsi. Gli restava una grande amarezza in fondo al cuore; a giorni, non aveva nessuna voglia di lavorare; il bicchiere lo attirava sempre più, perchè ci annegava dentro il suo dispiacere; ma non sfogava a bestemmie od a maltrattamenti. Santa era come lui: aveva perduto ogni speranza, covava un rammarico profondo, ma non diceva niente.
Aveva passato da un pezzo i quarant'anni, quando divenne nuovamente incinta. Questa volta, al cominciare dei dolori del parto, Isidoro non era neppur scappato all'osteria. Lasciata sua moglie in mano alle comari, s'era messo ad affilare i suoi strumenti di lavoro, nella corte, quando udì delle vociferazioni; a un tratto, la gna Sara comparve sull'uscio, gridando a perdifiato:
— Maschio! Maschio! Maschio!... Compare, un figlio maschio!...
Lui credette d'aver udito male; poi si mise a correre all'impazzata. La levatrice teneva sollevato il bambino in atto di trionfo; le sorelline, le comari, la stessa puerpera esclamavano in coro: