— Veramente avete motivo di lagnarvi, voi! Si vede che vi pigliate una gran cura dei vostri figli! Io parlo per il bene della casa; ma se non mi volete dar retta, buon divertimento: me ne lavo le mani!

La signora Giacomina faceva la voce grossa e teneva il broncio a suo marito, come fosse colpa sua se Alberto De Franchi non s'era innamorato di Antonietta.

Questa era diventata intrattabile, quando aveva risaputo che il matrimonio era venuto alla sorella.

— Fate pure! — aveva detto — Fate pure; ma vuol rider bene chi riderà l'ultimo.

— Che intendi dire? — domandò la signora Giacomina. — Come se io non dicessi per tuo bene!

— Voglio dire che questa è una vita a cui non si può reggere — rispose lei, cogli occhi rossi — e se un giorno di questi mi scappa la pazienza e faccio una pazzia, la colpa è tutta vostra!

— Sentite quest'altra adesso! È colpa mia se non ti cerca nessuno?

— Avete il coraggio di dirlo, dopo avergliene fatte tante, a quel povero giovane, da costringerlo a scappare per non sentir parlare più di voi?

— Chi, il tenente? Ah sì, il tenente; bisognava dartelo, quel morto di fame!

Dal cortile le voci si sentivano come da una camera attigua e tutto il vicinato stava a sentire i fatti di quella casa.