— Poveri, ma onorati! — diceva, assestando le dodici chicchere di porcellana sul canterano di noce lucido — e questa grazia di Dio nessuno può rinfacciarmela!
Ripeteva spesso così, per amore di suo figlio Concetto, il quale s'era messo a passeggiare sotto la finestra della Nunziata, la figliuola di don Antonino. Concetto da quell'orecchio non ci sentiva, e andava e veniva ogni momento per vedere la ragazza che ricamava con le dita più bianche della tela; tanto che il principale di lui cominciava a lagnarsi:
— Badate: che vostro figlio non ha più la testa a posto come prima!
Giusto, la cosa venne all'orecchio di don Antonino, che per miracolo di Dio non fece un massacro.
— Come? quel pezzo di carnevale ha il viso di alzar gli occhi sopra mia figlia? Sangue di non so chi, se non finisce la commedia l'accompagno a pedate al suo paese pezzente!
Poi se la pigliava con le lavoranti:
— Già, la colpa è di voialtre ciabatte, che mi mangiate il pane a tradimento. Se un'altra volta non m'avvertite, vi piglio per un piede e vi butto fuori.
Donna Mena, a quelle sfuriate, si metteva a piangere peggio di prima, perchè un partito come Concetto, che fra poco avrebbe messo su bottega da sè, sua figlia non lo avrebbe mai più trovato; e le lavoranti minacciavano di andarsene, che, Dio liberi! quello non era il modo di parlare a ragazze oneste.
Invece, quando non era in casa a gridare e a minacciare, don Antonino se ne andava col cocchiere o col cameriere del marchese, a ragionar di ricchezze, e aveva la testa all'eredità, intanto che il negozio andava di male in peggio e la Nunziata stava tutto il tempo alla finestra, a far gli occhi dolci ai passanti.
— Almeno, diteglielo a vostra figlia di dare una mano nella sartoria, ora che due lavoranti bisogna congedarle!