La ragazza, come intese quel discorso, posò da un canto il ricamo di bianco che faceva per isvago, e rispose:
— Se volete che vi dia una mano, compratemi un'altra macchina; che io scenda a lavorare in bottega potete levarvelo dal capo.
Nunziata aveva ragione, ci voleva un'altra macchina; così lei avrebbe potuto lavorare su in camera, da signora, senza confondersi con le operaie, e la bisogna sarebbe stata spedita più presto.
— Ma andiamo che io non ho dove pigliar le vent'onze, e quella bestia del macchinista non mi vuol far credito!
Donna Mena pensò allora di farsi prestare la somma occorrente dalla vicina donna Michela, che non avrebbe negato quel piccolo favore, per amor del figliuolo. Non ne disse però niente al marito: se no, Dio ne scansi, poteva finir male.
Donna Michela, come la vide spuntare, voleva chiuderle l'uscio in faccia; ma sentendo perchè veniva, si aggiustò le cocche del fazzoletto che portava in testa, e stirò con le mani il grembiale, dalla sodisfazione di vedersi dinanzi, così umiliata, la vicina. Ma vent'onze, com'è vero Dio, non le metteva fuori; per quella gente, poi!
— Cara vicina mia, i tempi sono scarsi, credetelo, ed io non ho potuto neanche rifare i materassi di mio figlio Concetto, che è un figliuolo d'oro. E poi vent'onze son quattrini, e non si trovano spazzando per terra.
— Mi bisognerebbero per comprare la macchina alla Nunziata, che ha le mani fatate, e lavora da sera a mattina. I denari, non dubitate, li riavreste per Ognissanti....
— Credetemi, vicina, se avessi potuto, oh, con tutto il cuore!...
Donna Mena se ne andò via afflitta e sconsolata, con le mani vuote com'era venuta. Ma quando tornò a casa Concetto, e seppe della domanda dei vicini e della negativa di sua madre, si fece bianco e rosso in viso, perchè lui avrebbe voluto che si fossero date le vent'onze.