Il cugino don Ferdinando, in un angolo, mangiava a due palmenti, silenziosamente, con compunzione, impazientandosi soltanto se la Fanny tardava a recar le portate, intanto che la principessa assaggiava appena le vivande.
— L'aria di campagna non mi ha conferito! Non so più che cosa tentare.
A sera, come padre Agatino e i compagni erano spariti, lei non ebbe più la forza di resistere.
— Permetti, cara Cecilia: io mi ritiro. Ho un dolor di capo da non reggere. Buona notte.
Donna Cecilia scrollava le spalle vedendola allontanarsi.
— Il lupo perde il pelo e non il vizio!
IV.
Tornata in città, la principessa trovava che la villeggiatura le era costata un po' cara. Allora rinnovava i propositi di mutar vita, di non giuocar più, di non ricevere più nessuno, tranne qualche amico, gl'intimi, quelli che non avrebbe assolutamente potuto mandar via. Poichè faceva caldo, la sera veniva infatti poca gente; il cavaliere Fornari, padre Agatino, il professore, il pretore Restivi, il marchese e qualcun altro, tanto da combinare un piccolo tavolino di bazzica, a cinque lire la partita, per ammazzare un'oretta.
Il cavaliere Fornari, più ingrassato di prima, aveva sempre una sete inestinguibile, e ad ogni ripresa del giuoco tracannava enormi bicchieri d'acqua ghiacciata, soffiando, sudando come un orciuolo, ripigliando le sue eterne lamentazioni:
— Lasciatemi stare! Ho dovuto mandar via quell'infame del cuoco che mi avvelenava. Non è più possibile trovare chi vi sappia scaldar due fila di vermicelli: o crudi o disfatti, o insipidi o in salamoia!...