— C'è poco da fare! — rispose il delegato.

— Alle corte; Bruscalà, vai dal compare Mezzanca, pel carrozzone e una cassa. Intanto vediamo che cos'è tutta questa roba.

Sedette dinanzi al tavolino, cavò di tasca una lente, l'inforcò e prese ad esaminare le carte.

— «Mi uccido, non s'incolpi nessuno...» questo lo sappiamo. Qui c'è una lettera: «Regalbuto, 19 ottobre. Caro... caro cugino, possessore della tua cara del 16 corrente, ho saputo con dispiacere la cattiva notizia del tuo... del tuo... concorso per impiegato alla posta e spero... e spero» che razza di calligrafia! «che sarai più fortunato nell'altro di cui mi parli. Qui nessuna novità, tuo padre come ti dissi nell'altra mia ha consumato il matrimonio con la Finocchiara e della sant'anima di tua madre nessuno più se ne ricorda. Ma se vuoi sentire il mio consiglio, torna a casa che tuo padre ti riceverà, e così ti levi dalle tue pene. Lo zio ti manda venti lire, con vaglia postale; io ti abbraccio caramente e sono il tuo affezionatissimo cugino Giovanni Ba... Bu... Bertella.»

Nel silenzio della camera si sentiva il borbottìo dell'ispettore che leggicchiava e s'interrompeva di tratto in tratto facendo fischiare l'aria attraverso i denti, per scacciarne i residui della colezione. Un sordo rumore di voci, di scalpiccii di passi saliva dalla folla ingrossante dinanzi la porta dell'Albergo.

— Che cappio stanno a guardare? l'opera di Pulcinella? — Le guardie ridevano alla facezia dell'ispettore. — Vediamo un po'; un'altra lettera: «Regalbuto, 25 ottobre. Caro cugino, ho ricevuto la tua del 21 corrente mese e sento quanto mi dici; tu hai ragione e la tua lettera mi ha fatto piangere; ma considera la difficoltà di procurarti un pane in una grande città, e tu stesso mi fai sapere che alla Banca Industriale non ti hanno voluto; se tua madre, sant'anima, potesse parlare dall'altro mondo, ti direbbe di tornare a casa, e di fare buon viso alla Finocchiara, che così tuo padre ti torna a voler bene e ti considera come i figli della Finocchiara. Poi mio padre è della stessa opinione, e anzi ti dico che ho dovuto stentare per le venti lire che ti mandai; ma io farò il possibile per poterti aiutare. Il canonico Pesce ti manda la lettera di raccomandazione pel barone...

— Eccellenza, questo è il registro — disse don Ciccio, porgendo il fascicoletto stretto e lungo, dalla copertina sporca di grasso e d'inchiostro.

— Si chiamava Mordina?

— Eccellenza sì.

— Era qui dal 10 ottobre?