— Un'altra lettera: «Caro cugino, sono dispiaciuto delle notizie della tua salute, e spero che per guarirti tornerai a casa, se il dottore ti ha prescritto l'aria del paese. Mi angustia la tua lettera, per lo stato in cui ti trovi, tanto più che non posso domandare niente a mio padre, che vuole che tu ritorni al paese, ma spero in settimana entrante poterti mandare qualche cosa. Caro Filippo, torna presto, questo è il mio consiglio, è meglio soffrire a casa tua che in una locanda....»
— Signor ispettore... — La guardia si era fermata a due passi, sull'attenti.
— Che c'è?
— Ho portato l'ufficio al pretore; dice così che aspettino un momento....
— Pinelli, che cosa v'ho detto? — E l'ispettore riprese a leggere le carte.
— «Al signor Giuseppe Bertella, sue proprie mani, Regalbuto.» Un altro plico: «Al signor Michelangelo Mordina, sue proprie mani, Regalbuto.» Questi sono giornali... giornali... giornali.... Pare che non ci sia altro.
L'ispettore lasciò il suo posto e si fece alla porta del corridoio.
— Dov'è il portinaio?
— Eccellenza! — Don Ciccio si rigirava fra le mani il berretto gallonato.
— Era andato fuori, iersera?