Il pretore Restivi entrò, a capo chino e con l'aria assonnata. Quando vide il cadavere, parve svegliarsi, e intanto che l'ispettore lo metteva a giorno della faccenda, egli muoveva un poco le labbra, come dicendo qualche cosa tra sè.
— Ecco la dichiarazione... ci sono poi alcune lettere e altre carte...
— Ma questo qui io lo conosco — articolò distintamente il pretore. — Dove l'ho visto?...
— Si chiama Filippo Mordina...
— Mordina!... Sicuro, in casa della principessa... Va bene, va bene... Intanto, gli faccia frugare addosso.
E, sedutosi dinanzi al tavolo, lentamente, come all'ufficio, cominciò a esaminare una dopo l'altra le carte. Nella camera non si sarebbe sentito volare una mosca. Sotto l'albergo, malgrado il tempo sempre più buio, la folla ingrossava e ne saliva un mormorio come di acque scorrenti.
— Ecco quel che s'è trovato.
Il pretore prese ad esaminare quel ritratto, formato promenade, su cui il sangue aveva tirato come un velo rossastro. L'ispettore, colla mazzettina a spall'arme, il cappello un po' rovesciato indietro, si avanzò anch'egli a vedere.
— Ma questa è Teresella Scardaniglio, nelle Campane di Corneville!
E mostrava la figura di contadina, con la veste corta che lasciava vedere le gambe fino al ginocchio, le braccia nude e le prime curve del seno.