— I nipoti non hanno testamento. Ce n'è uno solo, del quarantacinque, dove lascia ogni cosa a sua moglie.

VI.

Donna Cecilia aveva ora un grande quartiere nel palazzo Bellavia, con ogni sorta di comodità e una disposizione invidiabile; è vero che dalla parte del cortile venivano ancora le esalazioni della stalla, ma non le davano più fastidio perchè erano quelle dei cavalli suoi proprii.

Tutta la giornata le bastava appena per occuparsi dei suoi affari, che richiedevano una vigilanza continua; la sera, qualche volta, andava dalla principessa. Questa, ora che sapeva donna Cecilia ricca, pretendeva che anche lei facesse la partita.

— Andiamo, non esser tanto avara! Cosa vuoi farne dei tuoi quattrini?

Era come dire al muro. Se qualche volta donna Cecilia, trovandosi di buon umore, arrischiava una lira, sia che vincesse o perdesse lasciava subito il suo posto.

La principessa non poteva tollerar questo: se la vedeva perdere le offriva insistentemente la rivincita, se la vedeva vincere diventava intrattabile.

— Non è modo, lasciare il giuoco quando gli altri perdono!

— Piglia l'amico tuo col vizio suo! — sentenziava donna Cecilia. — Cara mia, dopo aver giuocato, bisogna bene che io restituisca i denari a chi me li ha prestati.

— A chi?