Però egli non sapeva capire cosa vedessero in quella cristiana per contendersela, come facevano tutti i maschi del paese. Con Isidoro la cosa era durata a lungo, perchè quel ragazzo era ben piantato e pareva fatto apposta per saziare una lupa.
— Ne valgo dieci, di quegli Isidori — pensava Alfio, guardandosi addosso, e Anna Laferra gli stava ancora dinanzi agli occhi, quantunque scomparsa, con la sua faccia pallida come la cera, gli occhi che parevano volessero mangiarvi vivo e la bocca amara.
Dinanzi alla musica, vicino alla gran cassa che lo assordava col suo bum bum, con le mani in tasca e la testa china, egli sentì darsi a un tratto un urtone.
— Sangue del mondo!... — ma non ebbe il tempo di dire, che si vide in mezzo a Santo Vacirca e Antonio Manfuso coi berretti di soldato e il tubo di latta del congedo ad armacollo.
— Ohè, ben tornati!... Quand'è che siete arrivati?
— Ieri, colla ferrovia. Sai che tu diventi un bel pezzo d'uomo?
— Anche voi state bene! Da qual paese venite?
— Da Napoli.
La gran cassa che batteva furiosamente li assordava, e dovevano gridarsi nell'orecchio, per sentire.
— Come ve la passavate, sotto le armi?