— E uguanno raccoglieremo più di cinque mila salme di mosto!

Ognuno diceva la sua, sullo stato delle vigne limitrofe, sui prezzi del vino e del bestiame, sui casi che capitavano al prossimo...

Una sera, che aveva appena smesso di lavorare e stava badando ad una pentola in cui bollivano delle lumache, glie ne capitò uno a lui, Alfio, che non se lo sarebbe aspettato neanche in sogno.

— Dice tua madre — venne a riferirgli il fattore dei Pojeri, passando dalla Falconara — che Anna Laferra ha fatto querela contro di te, dinanzi al pretore di Vallebianca, per ingiurie, e se non pensi alla difesa la condanna è certa.

III.

Anna Laferra, a quella parola che le avevano sputata in faccia, s'era sentito avvampare il sangue nelle vene, ed era stata colpa di Vincenzo Sutro se non ne aveva fatto vendetta sull'istante.

Vincenzo Sutro, da ragazzo che non vuol far parlare di sè e trovarsi in qualche pasticcio per cause di donne, le diceva, tentando di calmarla:

— Tu non sai dunque chi è?... È Alfio Balsamo, un ragazzinaccio, senza un pelo in faccia... È stato di leva quest'anno, ti dico... Quando mai si è dato peso alle parole d'un bardassa come quello?... A mettersi con lui sarebbe una viltà.

— Vile sei tu che non hai cuore di vendicarmi!

E cacciatolo via, Anna Laferra se ne andò da suo marito: