Nessuno diceva una parola, da principio. In capo a un quarto d'ora la principessa perdeva la testa, non distingueva più le carte, vedeva partire l'uno dopo l'altro i biglietti che teneva davanti; padre Agatino diventava livido, convulso; il marchese si abbatteva, accusava un forte dolor di capo, tentava di spegnere a furia di grandi bicchieri d'acqua con anice l'arsura che lo tormentava.
Poi cominciavano a lamentarsi, tutti allo stesso modo, di perdere, di perder sempre.
— Questo si chiama spogliar la gente! — esclamava padre Agatino, irritatissimo.
— Dite a me? Non vi basta di portarmi via ogni cosa? Ancora un poco e dichiaro fallimento.
— Se fallirete, è colpa della vostra testa bislacca!
— E la vostra farina il diavolo la fa andare in crusca!
Gli animi si esasperavano; il marchese accusava padre Agatino di rovinarsi con donna Rosalia, la sua ganza; questi metteva in ridicolo la smania delle speculazioni con le quali il marchese minava la sua fortuna.
— Quanto avete guadagnato coi famosi agrumi?
— Gli agrumi sono per terra; ora ho aperta una fabbrica d'agro cotto.
— E domandate dove sono le vostre vincite? La fabbrica se le mangia, col resto.