— Com'erano magnifici quei grandi saloni, con quei grossi tappeti sotto i piedi, con tante galanterie e tante ricchezze!... Già, quando s'era trovato nel giardino, dinanzi alla signora, egli non aveva capito come l'amico Agostino ne potesse parlar male: era tanto buona, tanto affabile! S'ha un bel dire, ma il garbo e la distinzione si trovano soltanto in casa della nobiltà! Perfino i servi avevano belle maniere, e il cameriere che lo aveva accompagnato in giardino, e poi nella sala dei rinfreschi, pareva avesse fatto strada a un barone, a dir poco! Soltanto quel gelato non gli era andato nè per dritto nè per traverso, perchè, sul più bello, era entrato a rotta di collo un diavolino, strillando e pestando coi piedi, domandando i dolci, e poi era venuta la governante, vestita come una dama, e l'aveva portato via, chiedendo scusa a lui, Salvatore, con un'aria e una voce così gentili, che egli non era riuscito neppure a rispondere: Ma nulla!
— Che ne dite? Un bel pezzo di ragazza, quella Fanny? — chiedeva intanto l'amico Agostino. — Quei fianchi, li avete visti?... e il resto?...
— Sempre a una cosa voi pensate? — rispose Salvatore, ridendo un po' tra i denti.
— Io? Guardate cos'è il mondo! Io pensavo al bene, e se vi dico che è una bella ragazza, gli è perchè farebbe giusto per voi.
Salvatore lasciò cadere il discorso, affinchè quello se ne andasse. La testa gli frullava ancora da quella sera, e l'imagine di Fanny non gli si voleva levar via dagli occhi. La vedeva ancora, come se gli stesse innanzi, bionda, graziosa, elegante; gli risuonava ancora all'orecchio l'accento simpatico e per lui nuovo della sua voce melodiosa.
— Non dev'essere delle nostre parti; anche il nome lo dice.
E rimuginava: «Fanny! Fanny!...»
— Che bel nome! Un nome da romanzo.
Ora divorava volumi sopra volumi; aspettava ansiosamente le dispense della Mano del defunto, le leggeva in un lampo e restava poi con la testa intronata e gli occhi stanchi, a pensare ai casi proprii.
Le cure della bottega, il lavoro di ogni giorno, la conversazione delle pratiche e degli amici cominciavano ad annoiarlo. Gli pareva mill'anni di restar solo, senza far niente; gli pesava di sentir chiacchiere e di sbattere saponata.