Piaggia ch'io miro, ogni goder ch'io sento,
Dico: Nerina or più non gode; i campi,
L'aria non mira. Ahi tu passasti, eterno
Sospiro mio: passasti: e fia compagna
D'ogni mio vago immaginar, di tutti
I miei teneri sensi, i tristi e cari
Moti del cor, la rimembranza acerba.
Dubitano che questa Nerina sia la stessa Silvia, la stessa Teresa Fattorini; dicono che possa essere un'altra umile giovanetta, la tessitrice Maria Belardinelli, della quale il poeta si era più tardi invaghito. Sia pure. Ma quest'altro amore è stato forse più fortunato dell'altro? Quest'altro amore somiglia quanto più non sarebbe possibile al primo. Come non ha rivelato l'animo suo alla Fattorini, il Leopardi non l'ha rivelato alla Belardinelli; come la Fattorini è morta giovane, giovane è morta la Belardinelli: la prima a ventun anno, la seconda a ventisette. Entrambe le passioni furono tacite, inappagate, infelici.
E l'esperienza della sua incapacità a farsi amare prostra il giovane, lo attrista, lo riduce a una sconsolata e cupa rassegnazione. Se incontra una bella fanciulla, se ne ode soltanto da lontano qualcuna cantare,
A palpitar si move