Questo mio cor di sasso; ahi, ma ritorna

Tosto al ferreo sopor; ch'è fatto estraneo

Ogni moto soave al petto mio.

Nessuna simpatia dell'infelice è stata corrisposta, nessuna ne ha saputa o potuta esprimere; nessun'altra ne esprimerà, di nessun'altra otterrà il ricambio. Egli stesso ha riconosciuto che così dev'essere, che così è giusto che sia. Egli sa d'avere “l'aspetto miserabile e dispregevolissima tutta quella gran parte dell'uomo, che è la sola a cui guardino i più: e coi più bisogna conversare in questo mondo; e non solamente i più, ma chicchessia è costretto a desiderare che la virtù non sia senza qualche ornamento esteriore, e trovandonela nuda affatto, s'attrista, e per forza di natura, che nessuna sapienza può vincere, quasi non ha coraggio d'amare quel virtuoso in cui niente è bello fuorchè l'anima.„ Così la sua Saffo, dispregiata amante, riconosce che

alle sembianze il Padre

Alle amene sembianze eterno regno

Diè nelle genti; e per virili imprese,

Per dotta lira o canto,

Virtù non luce in disadorno ammanto.

Che vale nondimeno questa persuasione filosofica contro le leggi della vita, contro le voci dell'istinto? La ragione ha un bel dimostrargli sino all'evidenza che egli non può essere amato: che importa, se dell'amore ha bisogno? E allora, non che rassegnarsi, egli fa un ragionamento tutto inverso. L'amore degli uomini non si distingue per la parte che vi ha l'anima? I godimenti bassi e volgari valgono forse il piacere “que donne un seul instant de ravissement et d'émotion profonde?„ L'anima sua non è capace di risentire e di procurare altrui queste commozioni ineffabili? Le donne non dicono che è inutile parlare ai loro sensi; che solo il sentimento le infiamma? Non vi sarà una donna che, ansiosa di essere amata con l'anima, da un'anima grande, comprenderà la sua grandezza e compatirà la sua sciagura e gli stenderà la mano? Se egli ancora non l'ha trovata, non può, non deve sperare di trovarla? Nulla vale l'esperienza contraria per uno avvezzo come lui a dar tanto credito alle illusioni. Egli deve necessariamente illudersi che se nessuna donna lo ha ancora compreso, qualcuna lo comprenderà. E il tempo passa, e non una si accorge di lui. Allora egli si rivolta contro tutte: tanto più violentemente, quanto più è persuaso che l'amor suo è senza pari, per quel sentimento orgoglioso del quale altrove notammo l'origine. Allora egli scrive: “L'ambizione, l'interesse, la perfidia, l'insensibilità delle donne che io definisco un animale senza cuore, sono cose che mi spaventano.... La scelleraggine delle donne mi spaventa, non già per me, ma perchè vedo la miseria del mondo.„ Egli vede che, se uomini e donne sono destinati ad amarsi, sono anche fatti diversamente; e che, naturalmente più fredde, le donne possono speculare sull'ardenza del desiderio che ispirano: quindi la prostituzione. Egli non può accostare le sciagurate che si vendono perchè gli fanno troppo ribrezzo e troppa paura, perchè vuole amare nobilmente, con tutte le più alte potestà dell'esser suo; ma crede che, se altra fosse la sua condizione nel mondo, non sarebbe deriso: “S'io divenissi ricco e potente, ch'è impossibile, perchè ho troppo pochi vizi, le donne senza fallo cercherebbero d'allacciami. Ma in questa mia condizione, disprezzato e schernito da tutti, non ho nessun merito per attirarmi le loro lusinghe.„ E il maggiore, l'unico suo merito, la capacità sentimentale, si perde a poco a poco: egli sente di non poter essere amato anche “perchè ho l'animo così agghiacciato e appassito dalla continua infelicità, ed anche dalla misera cognizione del vero, che prima di avere amato ho perduto la facoltà di amare; e un angelo di bellezza e di grazia non basterebbe ad accendermi.„