Ma come s'inganna! A ventidue anni può egli esser sicuro di non ricadere nell'eterna illusione? Non confessa che la sua esperienza è tutta immaginaria, che non ha amato realmente, come tutti gli altri uomini i quali manifestano i loro sentimenti e cercano di ottenerne il ricambio; ma soltanto tra sè, tacitamente, nella solitudine? Allora chi lo difenderà contro nuove lusinghe? Bisognerebbe che il suo cuore mutasse di tempra perchè perdesse la capacità d'infiammarsi così. Se l'amor suo è un chiuso fuoco che la sola vista d'una donna accende, nè la mancata corrispondenza, nè l'impossibilità d'esser compreso, nè lo sdegno contro le creature giudicate insensibili gl'impediranno di accendersi ancora.

Noi lo abbiamo udito gridare da Roma al fratello: “Amami, per Dio. Ho bisogno d'amore, amore, amore, fuoco, entusiasmo, vita....„ Subito dopo soggiunge: “Le donne romane alte e basse fanno propriamente stomaco; gli uomini fanno rabbia e compassione.„ Nella gran città, se “non per modestia, ma per pienissima e abituale indifferenza e noncuranza„, le donne non alzano gli occhi sui giovani molto belli ed eleganti in compagnia dei quali egli gira spesso per le vie; come sarà guardato e notato un povero contraffatto suo pari? Quindi il suo sdegno cresce, lo fa uscire in nuovi insulti: “Trattando, è così difficile il fermare una donna in Roma come in Recanati, anzi molto più, a cagione dell'eccessiva frivolezza e dissipatezza di queste bestie femminine, che oltre di ciò non ispirano un interesse al mondo, sono piene d'ipocrisia, non amano altro che il girare e il divertirsi non si sa come....„ Ma quanto gli debba costare questo giudizio, quanto debba cuocergli la rinunzia alle gioie dell'amore nella quale vuol dare a intendere che quasi si compiace, appare da altre sue impressioni. Il povero rachitico intende squisitamente la seduzione delle forme muliebri, dà ragione dell'incanto che esercita lo spettacolo del ballo: “Una donna nè col canto nè con altro qualunque mezzo può tanto innamorare un uomo quanto col ballo; il quale pare che comunichi alle sue forme un non so che di divino, ed al suo corpo una forza, una facoltà più che umana.„ Se egli ha dichiarato di sprezzare tutto il genere femminino, se annunzia che non tratta a Roma con donne, confessa pure che “senza queste nessuna occupazione o circostanza della nostra vita ha diritto di affezionarci o di compiacerci. Io me n'assicuro per esperienza, e posso giurarti che la conversazione spiritosa o senza spirito mi è venuta in odio mortale. Tutto è secco fuori del nostro cuore; e questo non si esercita mai....„ E quando il fratello Carlo gli annunzia che è innamorato, egli se ne felicita: “Veramente non so qual migliore occupazione si possa trovare al mondo che quella di fare all'amore, sia di primavera o d'autunno; e certo che il parlare a una bella ragazza vale dieci volte più che girare, come io fo, attorno all'Apollo del Belvedere o alla Venere Capitolina.„ Se, dunque, poco tempo dopo, di ritorno a Recanati, egli scrive al Melchiorri che è “ben sicuro di morire e di soffrire per tutt'altro che per una donna„, noi non lo potremo credere. Rallegratosi col fratello per la sua nuova fiamma, otto mesi dopo egli ammonisce il cugino: “Io sono troppo persuaso, non dico della vostra filosofia, perchè la filosofia in questi casi non serve, ma della vostra accortezza e cognizione del mondo, per credervi capace d'innamorarvi in modo che la passione vi possa inquietare. Caro Peppino, non siamo più a quei tempi. Nella primissima gioventù, questo ci può accadere; ma dopo fatta esperienza delle cose, è impossibile, o è troppo fuor di ragione. Un tempo addietro io era capacissimo di una passione furiosa: ne ho provate anch'io e per confessarvi la mia sciocchezza, vi dico che sono stato più volte vicinissimo ad ammazzarmi per ismania d'amore, ancorchè in verità non avessi altra cagione di disperarmi, che la mia immaginazione. Ma dopo l'esperienza, sono ben sicuro di morire e di soffrire per tutt'altro che per una donna. Farei torto al vostro buon giudizio se vi ricordassi che le donne non vagliono la pena di amarle e di patire per loro. Non posso credere che mi rispondiate che la vostra è diversa dall'altre. Questa è la risposta di tutti gl'innamorati, e non sarebbe degna di voi. Voi ed io dobbiamo tenere per assioma matematico che non v'è nè vi può esser donna degna di essere amata da vero.„ La contraddizione è tutta apparente: se egli parla ora da credente ora da scettico, ciò avviene perchè, con un bisogno prepotente d'amore, si sente condannato a non ottenerne mai. Non lo amano, ed egli accusa tutto il sesso muliebre; ma se è ingiusto con le donne, è anche ingiusto con sè stesso, dichiarandosi impotente ad amare quando invece è condannato a struggersi invano. “Sono molto contento,„ riscrive all'amico, “di vedervi questa volta un poco più quieto sopra la vostra passione. Di questa io non sarei capace, perchè il cuore, di cui voi mi parlate, è andato a spasso dopo tante esperienze d'uomini e di donne: ma non biasimo però chi è capace ancora di provarla e di amare da vero, anzi lo invidio e lo felicito, perchè l'amore, quantunque sia una pura illusione, ed abbia molti dolori, ha però un maggior numero di piaceri; e se fa molti danni, questi servono per pagare moltissimi diletti che ci procura. Sotto questo aspetto io approvo l'amore se bene non lo provo; ma quando poi esso ci dovesse fare infelici, non concederò mai che la ragione in un par vostro, e in qualunque uomo, sia filosofo, sia mondano, non debba potere, se non altro, indebolirlo.... A' tempi nostri, in questi costumi, con questo carattere di donne, coi disinganni che ci hanno procurati tante cognizioni d'ogni genere intorno al cuore umano, non è possibile che un uomo di senno sia per lungo tempo la vittima di una passione ispirata da oggetti pieni di vanità e d'ogni sorta di tristizie.„

Ma tanto egli arde, tale è la sua sete d'amore, che non trovando una donna di carne e d'ossa alla quale poter degnamente consacrare il suo culto, se ne foggia una con la fantasia.

Viva mirarti omai

Nulla speme m'avanza....

.... Già sul novello

Aprir di mia giornata incerta e bruna,

Te viatrice in questo arido suolo

Io mi pensai. Ma non è cosa in terra

Che ti somigli; e s'anco pari alcuna