Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,

Saria, così conforme, assai men bella.

Egli dimentica che, essendo tanto poco amabile, non dovrebbe essere tanto esigente; la sua immaginazione è così fervida che vince la coscienza della sua miseria fisica: infermo, contraffatto, sogna una perfezione fuori dell'umano: egli è ancora quel romantico che, innamorato di una donna viva, la evita per contemplarla idealmente, temendo che la realtà ne distrugga l'incanto. Ma romanticismo, idealismo, delirii della fantasia: tutto cede all'istinto vitale. L'amore è un bisogno; egli deve amare, ed ama: e l'amor suo non è ricambiato; non dalla Basvecchi, non dalla Brighenti, non dalla Malvezzi. Udite che cosa desta costei in questo dispregiatore di tutto il genere femminile: “Sono entrato con una donna (Fiorentina di nascita) maritata in una delle principali famiglie di qui, in una relazione, che forma ora gran parte della mia vita. Non è giovane, ma è di una grazia e di uno spirito che (credilo a me, che finora l'avevo creduto impossibile) supplisce alla gioventù e crea un'illusione maravigliosa. Nei primi giorni che la conobbi, vissi in una specie di delirio e di febbre. Non abbiamo mai parlato di amore se non per ischerzo, ma viviamo insieme in un'amicizia tenera e sensibile, con un interesse scambievole, e un abbandono, che è come un amore senza inquietudine. Ha per me una stima altissima: se le leggo qualche mia cosa, spesso piange di cuore senz'affettazione; le lodi degli altri non hanno per me nessuna sostanza: le sue mi si convertono tutte in sangue, e mi restano nell'anima. Ama e intende molto le lettere e la filosofia; non ci manca mai materia di discorso, e quasi ogni sera io sono con lei dall'avemaria alla mezzanotte passata, e mi pare un momento. Ci confidiamo tutti i nostri secreti, ci riprendiamo, ci avvisiamo dei nostri difetti. In somma questa conoscenza forma e formerà un'epoca ben marcata della mia vita, perchè mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente al mondo dei piaceri che io credeva impossibili, e che io sono ancor capace d'illusioni stabili, malgrado la cognizione e l'assuefazione contraria così radicata, ed ha risuscitato il mio cuore dopo un sonno anzi una morte completa.„ Teresa Carniani Malvezzi non è giovanetta, ignara della vita e dell'arte; è donna fatta, scrittrice, poetessa: dovrebbe sapere chi è l'uomo da cui è amata; se non gradisce l'amor suo perchè non glie lo fa intendere subito? Prima lo alletta; poi un bel giorno gli dichiara che le sue visite la seccano. “L'ultima volta che ebbi il piacere di vedervi,„ egli le scrive, “voi mi diceste così chiaramente che la mia conversazione da solo a sola vi annoiava, che non mi lasciaste luogo a nessun pretesto per ardire di continuarvi la frequenza delle mie visite. Non crediate ch'io mi chiami offeso; se volessi dolermi di qualche cosa, mi dorrei che i vostri atti, e le vostre parole, benchè chiare abbastanza, non fossero anche più chiare ed aperte....„ Questo egli chiede almeno: che non lo lusinghino, che gli dicano tosto di non volere, di non potere mai rispondere all'amor suo. E neppur questo può ottenere, mai.

Nella stessa Bologna dove ha conosciuto la Malvezzi, nello stesso anno, incontra eguale fortuna con la Padovani, cantante giovane, bella e graziosa. Egli non va più da lei quando s'accorge che l'amor suo è sdegnato, e resiste alle dimostrazioni d'interesse con le quali quest'altra mal consigliata tenta di riparare alle repulse; poichè gli amici di lui temono che non sia guarito del tutto, egli dimostra — o tenta dimostrare — che non hanno ragione: “Non so perchè vogliate dubitare della mia costanza in tenermi lontano da quella donna. Quasi mi vergogno a dirti che essa, vedendo che io non andavo più da lei, mandò a domandarmi delle mie nuove, ed io non ci andai; che dopo alcuni giorni mandò ad invitarmi a pranzo, ed io non ci andai; che sono partito per Firenze senza vederla; che non l'ho mai veduta dopo la tua partenza da Bologna. Dico che mi vergogno a raccontarti questo, perchè par ch'io ti voglia provare una cosa di cui mi fai torto a dubitare. Certo che la gioventù, la bellezza, le grazie di quella strega sono tanto grandi, che ci vuol molta forza a resistere....„

Egli trova questa forza; e glie ne va data tanto maggior lode, quanto più degne di biasimo sono coteste allettatrici, che vorrebbero tenerselo accosto non solo senza accordargli nulla, ma ridendo anche di lui.

E voi, pupille tremule,

Voi raggio sovrumano,

So che splendete invano,

Che in voi non brilla amor.

Nessun ignoto ed intimo