Quando beltà splendea

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?

Ella è morta; egli è inaridito, non aspetta se non la morte:

Tu, misera, cadesti: e con la mano

La fredda morte ed una tomba ignuda

Mostravi di lontano....

E s'inganna ancora! Egli non è giunto al termine delle sue prove. Se l'immaginazione lo ha troppo illuso, se l'esperienza lo ha troppo deluso, la triste vicenda non è ancora finita. Egli ha trent'anni. Quantunque la sua salute sia rovinata per sempre, pure la fiamma vitale non è ancora spenta. Ed è nato ad amare, come il suo Eleandro: “Sono nato ad amare, ho amato, e forse con tanto affetto quanto può mai capire in anima umana.„ Eleandro, come lui, ha un bel dire: “Oggi, benchè non ancora, come vedete, in età naturalmente fredda, nè forse anco tepida, non mi vergogno a dire che non amo nessuno, fuorchè me stesso, per necessità di natura, e il meno possibile.„ Giacomo Leopardi, per suo proprio conto, in prima persona, griderà ancora: “Io non ho bisogno nè di stima, nè di gloria, nè d'altre cose simili; ma ho bisogno d'amore....„ La sua speranza che una donna finalmente lo intenda non può morire. Se non è mai stato amato, se non ha saputo, se non ha potuto esprimere i proprii sentimenti, gli basta, come a Consalvo, un lieto sguardo, una buona parola, perchè, ripetendoli mille e mille volte nel costante pensiero, egli viva e speri.

Ed ecco la nuova allettatrice: Fanny Targioni-Tozzetti, che egli incontra a Firenze, nel 1830. In un salotto elegante tutto odoroso dei nuovi fiori primaverili, vestita del colore della bruna viola, ella lo accoglie amabilmente, e quasi ad eccitare i suoi desiderii scocca baci sulle labbra delle figliuoline stringendole al seno.