Scemo il valor natìo, son vostre colpe?...

.... O spose,

O verginette, a voi

Chi de' perigli è schivo, e quei che indegno

È della patria e che sue brame e suoi

Volgari affetti in basso loco pose,

Odio mova e disdegno;

Se nel femmineo core

D'uomini ardea, non di fanciulle, amore.

E si volge di nuovo al passato, trova nella storia di Roma l'esempio di quanto ha giovato alla patria una donna: Virginia. Ancora: ad un vincitore nel giuoco del pallone ricorda che gli esercizii del corpo sono preparazione necessaria alla guerra; e che vincitori dei giuochi olimpici erano quelli che vincevano poi e fugavano i Medi e i Persiani. Ma le esortazioni sono vane; egli sente che il funesto obblio delle grandi cose non finisce, che nessuno si onora d'esser figlio d'una madre come l'Italia, che la rovina di lei è senza riparo. Nell'alba della sua vita ha visto l'invasione francese e i danni dell'opera napoleonica; giunto alla sera, pochi anni prima di morire, vede i vani conati del Trentuno e l'invasione austriaca.