Lascia l'età mortale
La giovinezza. In fuga
Van l'ombre e le sembianze
Dei dilettosi inganni; e vengon meno
Le lontane speranze
Ove s'appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
Resta la vita....
Quella stessa forza della speranza, quella stessa consistenza dell'illusione che diedero prezzo alla prima età, sono causa dello scontento, del disgusto che seguono. Chi ha sognato “arcana felicità in arcani modi„, non è possibile che lodi poi molto la vita reale, ancora quando essa sia larga di soddisfazioni. Qualunque diletto si possa godere al mondo, resta scolorito al paragone di quelli sognati, desiderati e aspettati; “e però„ dice Malambruno, “non uguagliando il desiderio naturale della felicità che mi sta fisso nell'animo, non sarà vero diletto; e in quel tempo medesimo che esso è per durare, io non lascerò di essere infelice.„ Nel punto dell'ottenimento, mentre il bene ottenuto riesce inferiore a quello aspettato, l'immaginazione e il desiderio ne antivedono uno maggiore nel futuro: “Non vi accorgete voi che nel tempo stesso di qualunque vostro diletto, ancorchè desiderato infinitamente, e procacciato con fatiche e molestie indicibili.... state sempre aspettando un goder maggiore e più vero, nel quale consista in somma quel tal piacere; e andate quasi riportandovi di continuo agl'istanti futuri di quel medesimo diletto? Il quale finisce sempre innanzi al giungere dell'istante che vi soddisfaccia; e non vi lascia altro bene che la speranza cieca di goder meglio e più veramente in altra occasione, e il conforto di fingere e narrare a voi medesimi di aver goduto....„ Tanto la felicità che si aspetta è superiore a quella che si può ottenere, che uno il quale “si trovasse nel più felice stato della terra, senza che egli si potesse promettere di avanzarlo in nessuna parte e in nessuna guisa, si può quasi dire che questi sarebbe il più misero di tutti gli uomini.„ Per conseguenza le facoltà alle quali sono dovuti effetti tanto funesti, se erano le cose più preziose, sono anche “le più lacrimevoli a chi le riceve.„ Non ultimo tra i danni da esse prodotti è quello che il Leopardi ha notato in sè stesso: l'impaccio della volontà. Dice la Natura, ragionando con un'Anima: “La finezza del tuo proprio intelletto e la vivacità dell'immaginazione ti escluderanno da una grandissima parte della signoria di te stessa. Gli animali bruti usano agevolmente ai fini che eglino si propongono, ogni loro facoltà e forza. Ma gli uomini rarissime volte fanno ogni loro potere; impediti ordinariamente dalla ragione e dall'immaginativa; le quali creano mille dubbietà nel deliberare e mille ritegni nell'eseguire. I meno atti o meno usati a ponderare e considerare seco medesimi, sono i più pronti a risolversi.„
E se pure, con tanti impedimenti all'acquisto della felicità, i piaceri della vita fossero reali! Ma, al contrario, sono illusorii, semplici interruzioni del dolore: così la quiete, inapprezzata prima della tempesta, è causa di gioia dopo di questa: