Piacer figlio d'affanno
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore....
Tali sono i doni, i beni che la natura offre agli uomini:
Uscir di pena
È diletto fra noi.
“Il piacere„ dice la Mummia di Federico Ruysch, “non sempre è cosa viva; la cessazione di qualunque dolore o disagio, è piacere per sè medesima.„ E se pure i sensi dell'uomo sono capaci di godere non solo quando cessano di soffrire, ma anche in modo più spontaneo, uscendo dallo stato d'indifferenza, questi piaceri sono poi tutti benefici? Il Leopardi che non li ha potuti godere, a cui le stesse impressioni grate facevano male, si duole perchè la natura, mentre ci ha “infuso tanta e sì ferma e insaziabile avidità del piacere, disgiunto dal quale la nostra vita, come priva di ciò che ella desidera naturalmente, è cosa imperfetta„; dall'altra parte ha ordinato “che l'uso di esso piacere sia quasi di tutte le cose umane la più nociva alle forze e alla sanità del corpo, la più calamitosa negli effetti in quanto a ciascheduna persona, e la più contraria alla durabilità della stessa vita.„ E ancora: chi si astenesse interamente dai piaceri, sarebbe per ciò salvo? Costui incorrerebbe egualmente “in molte e diverse malattie„, sarebbe esposto ai pericoli di morte, alla perdita di qualche membro o facoltà, condurrebbe per tempi più o meno lunghi una misera vita, e avrebbe “oppresso il corpo e l'animo con mille stenti e mille dolori.„ E ancora: “benchè ciascuno di noi sperimenti, nel tempo delle infermità, mali per lui nuovi e disusati, e infelicità maggiore che egli non suole„; la natura non ha poi dato in compenso all'uomo “alcuni tempi di sanità soprabbondante e inusitata, la quale gli sia cagione di qualche diletto straordinario per qualità e grandezza.„ I dolori sono dunque reali, infiniti, e intollerabili; mentre i piaceri sono illusorii, circoscritti, e finalmente anch'essi nocivi.
Se tale è la miseria della condizione umana, il Leopardi crede che vi sia un vero, un grande, un infinito bene: l'amore.
Pregio non ha, non ha ragion la vita
Se non per lui, per lui ch'all'uomo è tutto;