Ma se l'immortale giovanetta conosce il tutto, egli, il semplice pastore, il cantore dolente, dice guardando il cielo, considerando sè stesso:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? Che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io chi sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia,
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,