Non bisogna dunque destarsi. Il sonno, il sonno profondo, senza sogni, senza coscienza dell'essere, è la sola condizione felice. Quando la Terra e la Luna fanno strepito contendendo, la Terra pietosamente non vuol spaventare i suoi abitatori nè rompere il loro sonno, “che è il maggior bene che abbiano.„ Il sonno continuo di tutte le cose sarebbe preferibile alla vita. “Se il sonno dei mortali fosse perpetuo,„ canta il Gallo silvestre, “ed una cosa medesima colla vita; se sotto l'astro diurno, languendo per la terra in profondissima quiete tutti i viventi, non apparisse opera alcuna; non muggito di buoi per li prati, nè strepito di fiere per le foreste, nè canto di uccelli per l'aria, nè susurro d'api o di farfalle scorresse per la campagna; non voce, non moto alcuno, se non delle acque, del vento e delle tempeste, sorgesse in alcuna banda; certo l'universo sarebbe inutile; ma forse che vi si troverebbe o copia minore di felicità, o più di miseria, che oggi non vi si trova?„ E se il sonno è necessario, esso dimostra la malignità della veglia. “Tal cosa è la vita, che a portarla, fa di bisogno ad ora ad ora, deponendola, ripigliare un poco di lena, ristorarsi con un gusto e quasi con una particella di morte.„
IV. LA MORTE.
La morte sarà pertanto il rimedio radicale e la conclusione ultima. La felicità pareva lo scopo dell'esistenza; ma non fu raggiunta nè dall'individuo nè dal consorzio umano; non fu raggiunta subito, nè sarà raggiunta in avvenire, col progresso; non fu raggiunta in terra, nè sarà raggiunta in un altro mondo. Perchè dunque le creature aprono gli occhi alla luce? Che cosa è questa vita?
Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,